Battaglia di Tsushima

battaglia di tsushima

Rozhestvensky dovette compiere una difficile scelta tra tornare indietro ripetendo il percorso, o tentare di passare attraverso lo stretto di Tsushima, superare il Giappone e raggiungere Vladivostok

Una era un’opzione suicida, l’altra comportava lo scontro con i giapponesi.

Fissò per alcuni minuti il mare che si estendeva in ogni direzione brulicante di nemici, poi si voltò verso il suo sottotenente per chiedere consiglio e lo vide in un angolo a miagolare con i pantaloni calati.
Sospirò.
Tornò a guardare il mare, e poi come d’abitudine il ponte, dove alcuni marinai stavano scommettendo su un torneo di lotta uomo-coccodrillo.

coccodrillo

«Massì!» disse tra sé e sé «i giapponesi non possono essere peggio, e poi che possono fare dei tizi che vanno in giro in vestaglia?»

Sottostimò parecchio le capacità del nemico, anche considerando che fino a quel momento aveva stravinto.

Samurai steampunk

Possedeva infatti un’immagine obsoleta del Giappone, che effettivamente fino a 50 anni prima era vissuto in uno stato di isolamento ed arretratezza, con i samurai di Kurosawa in vestaglia e le signorie feudali impegnate a farsi guerra tra di loro con spade e frecce.

Solo che nel 1871 il Giappone si era fatto un Erasmus. 
Tornò con le valigie cariche di uniformi e competenza, e dal Regno Unito riportò come souvenir navi, motori, cannoni, tè delle cinque e la capacità di affondare chiunque.

In più avevano impiegato gli ultimi mesi per divenire un perfetto meccanismo capace di compiere al meglio ogni manovra, e soprattutto avevano avuto modo di studiare le tattiche navali russe e di testare contromisure adeguate.

Tipo stare a guardare mentre speronano le mine.

La flotta giapponese era comandata dall’ammiraglio Tōgō Heihachirō, figlio di un vero samurai e di una nobile.
Iniziò a studiare già da piccolo la via del samurai, giocando a katana libera tutti dopo aver fatto i compiti.
A 17 anni si arruolò nella primissima marina militare del suo daimyo.

Non gli era ancora spuntato il dente del jujitsu che già la sua storia sapeva di epicità.

Venne selezionato tra i migliori cadetti per continuare gli studi nel Regno Unito dove si graduò secondo nel corso all’accademia navale.
Lì, per assurdo, lo chiamavano “il cinese”.

«No, scusate, io sono giapponese, i cinesi sono quelli che dobbiamo invadere.»

In patria divenne l’ufficiale marittimo più decorato di sempre, famoso quasi quanto Zenigata.
I giornali occidentali lo soprannominarono “il Nelson orientale” per gli innumerevoli successi in battaglia, e a tuttora è considerato un eroe nazionale.

E menomale che “Heihachirō” significa “figlio pacifico”.

Da una parte quindi c’era un genio militare con una flotta al massimo dell’efficienza umanamente possibile, e dall’altra il circo Rozzy.

togo

Tōōōgō!

Grazie al casino che la flotta russa aveva fatto girando per il mondo, Tōgō ne conosceva esattamente la formazione, le incapacità, lo stato del morale, e soprattutto gli spostamenti.

Quando seppe che le navi ausiliarie erano state rimandate indietro, capì subito che avrebbero tentato di attraversare lo stretto di Tsushima, tra Giappone e Corea.

Geni nella nebbia

Il piano dei russi era infatti di passare a tutta velocità in silenzio, approfittando della nebbia, ma prima ancora di raggiungere lo stretto, una nave commise un errore che condannò il resto della flotta. 

Il suo nome era Kaaa… Kaaam… no, questa volta era la Oryol, ma non la corazzata, la nave ospedale con lo stesso nome. 

Non tutti sanno, o riescono a concepire, che in guerra esistano delle regole.
Puoi sterminare civili innocenti, ma sei obbligato a fare certe cose in un certo modo perché altrimenti fai brutta figura.

Una di queste regole è che le navi ospedale debbano rimanere sempre visibili, con tutte le luci accese anche di notte.
In cambio il nemico non le colpirà.

Era notte.
Nebbia fitta.

La Oryol stava navigando correttamente con tutte le luci accese, due incrociatori giapponesi la identificarono correttamente, e correttamente la contattarono.

«Ciao, sei bellissima, manda foto»

«Ahah no, comunque fai attenzione che qui potrebbe essere pieno di giapponesi, tieniti vicino al resto della flotta» rispose la Oryol «aspetta, te le illumino con il faro, metti che te ne sfugga qualcuna»

Praticamente era successo che avevano girato il mondo sparando a qualsiasi cosa galleggiasse, e la prima volta in assoluto in cui incontrarono una vera nave giapponese, la scambiarono per russa dandole la posizione.

disappointed soccer fan

Finalmente qualche scena d’azione

L’indomani le due flotte si incrociarono.
Le navi giapponesi erano più di 40, più moderne, più veloci, più corazzate, armate con proiettili esplosivi con gittata e precisione maggiori.

La Oryol, la corazzata questa volta non la nave ospedale, sparò un colpo per sbaglio quando le navi avversarie erano ancora troppo lontane, e subito segnalò l’errore.
Come a Dogger Bank però le altre navi andarono nel panico ed iniziarono a sparare con tutto quello che avevano genericamente nella direzione dei giapponesi. 

Rozhestvensky lanciò in mare l’ultimo binocolo rimasto.

L’ammiraglio Tōgō ordinò di comporre una formazione a semicerchio.

«Ammiraglio! Mi perdoni», fece il sottoposto cagandosi sia al pensiero di contraddire un superiore sia a quello di finire in fondo al mare «in questo modo saremo scoperti per 15 minuti! Se solo il nemico iniziasse a sparare…»

«Tranquillo» lo interruppe Tōgō  «in base alla statistica se sparano si colpiscono tra di loro, anzi sai che c’è? Andiamo a pranzo che oggi c’è l’all you can eat»

Rozhestvensky invece ordinò la formazione in linea per massimizzare la potenza di fuoco. 

Dopo vari tentativi solo 3 navi erano riuscite a portarsi in formazione, quindi dette il segnale di “vabbè vaffanculo fate come volete voi” e le navi provarono a mettersi in colonna, ma fallirono anche quello e procedettero così, compiendo convoluzioni imprevedibili.

Per assurdo, il fatto di muoversi casualmente come pesci rossi spiazzò i giapponesi.
Poi si ricordarono di colpo di avere i cannoni ed affondarono la prima nave, la Oslyabya, quella del vice ammiraglio nel banco frigo.

Proprio il non averlo sostituito dopo la morte rese la flotta ancora più ingovernabile.

Una ad una le navi russe vennero affondate o gravemente danneggiate. 

Il fatto di essere ricoperte di carbone infiammabile e di venire colpite da proiettili incendiari rese le cose ancora più rapida.

Rozhestvensky, a bordo della Knyaz Suvorov, venne coinvolto in un’esplosione e svenne per una ferita alla testa.
La nave infine affondò, ma venne salvato da un cacciatorpediniere russo. 

Provarono a segnalare a Nebogatov che da quel momento era lui al comando e che doveva mettere in pratica l’ultimo ordine: raggiungere Vladivostok.

Possibilmente da vivi.

Lui non ne capì niente, ed i comandanti delle altre navi lasciati a sé stessi schizzarono ognuno in una direzione differente.
Confondendo nuovamente i giapponesi.

«Ma… ma… stanno scappando? Allora si può fare?»

Premere X per arrendersi

Alle prime luci dell’alba Nebogatov avvistò una divisione di navi giapponesi molto vecchie. Ringalluzzito come un bulletto di fronte a un bambino, si precipitò ad affrontarle con le 5 navi rimaste.

«Dai che facciamo il gol della bandiera!»
«Che è un gol?» si chiesero confusi i marinai.

Purtroppo per loro il resto della flotta giapponese li raggiunse prima.

A questo punto la tragedia diventa farsa.

Trovandosi con 5 bagnarole contro 27 navi da guerra vere, decide di arrendersi.
Fece innalzare le bandiere di segnalazione con il messaggio “XGE”, che, nel codice marittimo internazionale, significa “pietà ci arrendiamo”. 

Cominciano a bombardarli.
Panico. 

Continuarono a segnalare il messaggio in ogni modo per 10 minuti.
I giapponesi continuano a bombardarli.

Cosa stava succedendo? Successe che i giapponesi avevano visto il messaggio, e stavano spulciando tutti i manuali, ma non c’era niente in riferimento a XGE.
Letteralmente non avevano il concetto di “resa” nei loro manuali. 

Che è una roba epica.

xge_flag

Codice internazionale XGE

Mentre tutti erano in ginocchio pregando, colpo di genio di Nebogatov: prende una bandiera giapponese e la fa issare.

Il fuoco cessa di colpo, non per pietà ma perchè a quel punto non ne stanno capendo più niente.
«Ma… perché ha una bandiera giapponese?»
«È anche lui giapponese? E quindi adesso siamo noi i russi?»
Alcuni non si ripresero mai più.

La resa, ma non dei conti

Tōgō, preso dall’imbarazzo per una vittoria così surreale, accolse Nebogatov sulla propria ammiraglia, la corazzata Mikasa.
«Mikasa es tu casa» gli disse mentre saliva dalla scaletta di corda.

Gli concesse di stabilire le condizioni della resa, che possono essere riassunte in “Prendetevi le navi fate quello che volete ma per favore non uccideteci! Vi pregooooo!

Approfittando di questa confusione, l’incrociatore Izumrud riuscì a superare lo sbarramento giapponese, finendo la sua corsa incagliandosi molto più a nord in territorio russo.
I marinai fecero esplodere l’incrociatore per evitare che venisse recuperato dai giapponesi, e proseguirono a piedi verso Vladivostok.
Un viaggetto di circa 500km.

Il cacciatorpediniere su cui si era messo in salvo Rozhestvensky venne catturato e lui fatto prigioniero.
Venne però trattato con tutti i riguardi, curato in ospedale, ed una volta guarito, rimpatriato in Russia.

Mentre era in convalescenza Tōgō gli fece visita e lo incoraggiò «La sconfitta è un destino comune per un soldato. Non c’è niente di cui vergognarsi. Ciò che conta è se abbiamo adempiuto al nostro dovere.»

La differenza tra un leader ed un Rozzy.

Tōgō ovviamente ricevette l’ennesima medaglia.

Aftermath

La guerra si concluse con questo episodio, e venne risolta con il trattato di Portsmouth, di cui bisogna sapere due cose:

  • Lo Zar in un tentativo di mantenere la dignità dichiarò che se le condizioni del trattato non lo avessero soddisfatto, sarebbe ricorso ad una soluzione militare. Grasse risate di tutti i presenti.
  • La dichiarazione di guerra del Montenegro fu tanto simbolica che nello scrivere il trattato di pace se ne dimenticarono. Ma fu una buffonata tale che addirittura il Montenegro se ne dimenticò. Ammettilo, anche tu l’avevi dimenticato. Se ne accorsero solo nel 2006, e per tutti quei 100 anni furono tecnicamente in guerra con il Giappone.

Intanto in Russia dopo il rimpatrio Nebogatov, tutti i suoi ufficiali e 77 sottoposti, vennero congedati con disonore, privati di ogni titolo nobiliare, e poi siccome non era abbastanza, pure sottoposti a processo.

La difesa dimostrò che affrontare la flotta giapponese in quelle condizioni sarebbe stato solo uno spreco di vite umane. 

L’accusa ribatté con un “gne gne gne freganiente”, Nebogatov e 4 capitani vennero condannati a morte, e i 77 marinai condannati a 10 anni di carcere.

Notare che i marinai erano stati prelevati con la forza e mandati in guerra, costretti a fare il giro del mondo rischiando ogni giorno la vita, spediti a combattere senza munizioni, e lo Zar se la prese con loro per una decisione presa dai superiori.
Poi si lamentano se scoppiano le rivoluzioni.

Colpo di scena: Rozhestvensky convertito ormai al tōgōanesimo si prese la responsabilità dell’esito della battaglia, nonostante avesse passato buona parte del tempo privo di coscienza e con una grave ferita alla testa.

Il risultato finale fu di convertire le condanne a morte in carcere e l’annullamento delle precedenti incarcerazioni.

Tōgō_Heihachirō

Admiral Togo Heihachiro in Dress Uniform

Non puoi competere con gente che affronta un’invasione aliena a settimana ed un Godzilla al mese.

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