Se l’autolesionismo potesse galleggiare, sarebbe questa flotta

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«Ho un’idea! Invadiamo Port Arthur!» disse Nikolaj II, in posa solenne per un quadro.
«Mi sembra di averla già sentita», mormorò il generale «e poi dentro il porto ci siamo ancora noi…»

«Volevo dire… Invadiamo il nemic… ehm… Inviamo la flotta del Mar Nero contro il nemico! Li spazzeremo via!» 
«Non possiamo spostarla da lì, c’è un trattato che…»

«Va bene va bene! Allora… invieremo contro la flotta del Baltico! Li spazzeremo via!»
«Ma Port Arthur si trova nel Pacifico…»
«Hai ragione… allora la rinomineremo in “la micidiale seconda flotta del Pacifico”! Basta premere F2.»

«Si… no… volevo dire… come ci arrivano dal Baltico al Pacifico? Lo stretto di Bering sarà uno stadio da hockey per orsi per altri 10 mesi.» Spiegò utilizzando un mappamondo e le pedine del Risiko.

«Ah… allora passeranno… dallo stretto di Suez…» Incalzò Nikolaj II chino sulla plancia di gioco.
«Non è abbastanza profondo per tutte le navi.»
«E allora… allora… le corazzate passeranno attorno all’Africa! Che vuoi che sia? Un po’ di iniziativa suvvia non posso pensare a tutto io!»

hockey game played on ice pack by polar bears
Una rappresentazione storicamente accurata dello stretto di Bering


A frapporsi tra il genio strategico e la vittoria c’erano però una serie di problematiche, anche note come realtà.

Infatti all’epoca per l’Impero russo la marina era un pensiero secondario, un ornamento, qualcosa che ti ritrovi ma che non hai mai usato. 
Come il servizio di porcellana con i cigni che ti hanno regalato per il matrimonio.

La “flotta” era una collezione di ruggine composta da navi vecchie e inadeguate, mercantili riciclati ed un paio di yacht riverniciati in fretta.
Più che una flotta era un mobile Ikea montato male.

Per fare brutto, ci attaccarono su dei cannoni usando bulloni e tanto ottimismo.

Durante i lavori sul rivestimento della corazzata Oryol degli operai sostituirono alcuni pannelli dello scafo con un bigliettino con su scritto “ricordiamoci di tappare questo buco”, e poi si allontanarono per la bevuta delle 11. 
Al loro ritorno la nave era affondata. 
Dentro il porto.

Per non sentirsi da meno, una nave perse l’ancora, due si incagliarono a riva, e nel liberarle un cacciatorpediniere si scontrò con una corazzata.

Il risultato finale non era adatto alla navigazione oceanica, dopo i lavori di pimp my boat pesavano tanto da stare a malapena a galla, erano lente come una Panda ma consumavano come una Lotus, e non riuscivano a prendere la mira con i cannoni. 

Dovevano circumnavigare l’Africa e combattere.
Contro i ninja del mare per giunta.

L’armata Brancaleone del mare

Una missione impossibile che richiedeva marinai formidabili.

Purtroppo mancando una vera marina militare c’era scarsità anche di marinai. I migliori erano o impegnati nel Mar Nero, o affondati o fatti prigionieri.
Quindi in stile russo si arruolarono a forza contadini e poveracci a caso che non avevano mai visto il mare.
Molti non sapevano nemmeno nuotare. 

Venivano applicati due principi:
– se proprio deve morire qualcuno, meglio che siano degli zotici;
– se non sanno nuotare tanto meglio! così non potranno scappare!

Con queste premesse fu subito chiaro come l’unico modo per tenere insieme questo circo galleggiante fosse di metterlo sotto il comando del miglior ammiraglio possibile: coraggioso, scaltro, fine stratega, rispettato dai sottoposti e temuto dai nemici. 
Solo che i migliori ufficiali in quel momento, come i marinai, avevano spostato la residenza o in fondo al mare o in un campo di prigionia. 

Teniamo presente che quando si parla di “migliori” si intende quelli che si sono fatti sbaragliare in soli due giorni.

Rovistando nel cestone degli ufficiali rimasti, saltò fuori il comandante Zinovy Rozhestvensky, detto Cane pazzo e noto per:

  • essere specializzato in fallimenti,
  • aver preso due medaglie per azioni mai avvenute, 
  • odiare ogni essere vivente sulla faccia della terra,
  • l’abitudine di picchiare i sottoposti per scaricare la tensione,
  • cazziare gli ufficiali con un megafono a 10cm dalla faccia,
  • inviare messaggi di avvertimento utilizzando le cannonate,
  • lanciare fuori bordo i binocoli durante i frequenti attacchi di ira.

Prendendo atto della situazione, fece caricare una cassa di binocoli di scorta.

Bisogna immaginarlo come un incrocio tra Klaus Kinski ed il sergente maggiore Hartman, ma più cattivo.

Rozzy

Zinovy Petrovich Rozhestvensky

«Mio imperatore, quest’accozzaglia di falliti non ce la farà mai contro la flotta giapponese», fece il generale, paonazzo in viso, mentre cercava di evitare la catastrofe.
«E allora rastrelliamo quello che rimane nel Baltico e formiamo “la micidiale terza flotta del Pacifico”! Ma sì! Fai vedere che abbondiamo! Abbondandis abbondandum!»

«No, mi scusi… sono io che non mi sono spiegato… i falliti sono tutto quello che possiamo utilizzare, a questo punto sono avanzati solo dei ferri vecchi, dei rivoltosi che vogliono far fallire la guerra, e mezzo limone in frigo.»

«Andranno benissimo! Ieri ho fatto una simulazione dell’operazione a Risiko ed è andata alla grande. Manda tutto, anche il mezzo limone.»

La terza flotta venne subito soprannominata “autoaffondante”, “una collezione archeologica di architettura navale”, e si scommetteva su ammutinamenti e stermini di ufficiali. 
Si respirava infatti l’aria frizzantina della rivoluzione, e da lì a qualche mese si sarebbe verificato lammutinamento della corazzata Potëmkin! 
Occhio della madre e carrozzina inclusi.

Per puro istinto di sopravvivenza tutti gli ufficiali si diedero malati. 
L’unico ad accettare il comando fu Nikolaj Nebogatov
Per coraggio o idiozia, sicuramente non per attaccamento alla vita.

Aveva la faccia di un amicone che inviteresti al tuo compleanno, una personalità positiva ed ottimista, spiccata intelligenza emotiva, attenzione alle necessità dei sottoposti e naturali capacità motivazionali, tipiche di tutti i nati sotto il segno del leone.

Admiral Nebogatov

Nikolaj Ivanovič Nebogatov

Rozhestvensky ovviamente odiava anche la terza flotta, più dei giapponesi, più dell’ananas sulla pizza, anche più dei risvoltini, perché incarnava la sfiducia dell’imperatore verso l’esito della missione che comandava.

E nello specifico non è che odiava Nebogatov e basta, lo schifava proprio, lo ignorava, non gli passava nemmeno i piani di navigazione e di attacco.

Quando seppe che stava per raggiungerlo con la terza flotta, richiese ufficialmente di venire rimosso, ma lo Zar rifiutò. 

Urlò quindi “Pappero!” e partì di nascosto per far perdere le proprie tracce, sperando che si stufassero di cercarlo.
Spoiler: alla fine Nebogatov lo raggiunse.

Quindi il programma per portare i rinforzi era:

  • seconda flotta heavy che avrebbe circumnavigato l’Africa;
  • seconda flotta light che sarebbe passata dallo stretto di Suez per ricongiungersi con la heavy;
  • terza flotta composta a metà dell’impresa con gli scarti, che sarebbe passata anch’essa dallo stretto di Suez, e che vagherà nell’Oceano Indiano alla ricerca della seconda.
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Guerra Russo Giapponese

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