Il giro del mondo in 80 sfighe

coccodrillo

«Ora ripartiamo, e mi raccomando» fece con tono teso Rozhestvensky «non facciamo più cazzate che questa volta ci affondano sul serio. Mi raccomaaaando!» 

Giunti a Tangeri, si accorsero che mancava qualcosa, come i genitori di Kevin in Mamma ho perso l’aereo.

battaglia di tsushima

📜 Lo Zar ha inviato una flotta contro il Giappone, ma è composta da idioti ed è guidata dall’ammiraglio Rozhestvensky. Finora l’unica cosa che sono riusciti ad affondare è un peschereccio.

1 – Quando lo Zar disse “Ho un’idea”
2 – Se l’autolesionismo potesse galleggiare sarebbe questa flotta
3 – Dogger Bank: come anticipare la prima guerra mondiale di 10 anni
4 – Il giro del mondo in 80 sfighe <- sei qui
5 – Battaglia di Tsushima

«Non vorrei dirlo…» fece il sottotenente mentre contava una ad una le navi.
«Non dirlo!» Ordinò l’ammiraglio tutto rosso in viso.
«Credo che manchi una nave…»
«Ti avevo ordinato di non dirlooo!» e lanciò il binocolo in testa ad un marinaio di passaggio.

«E’ che manca proprio la Kamchatka, signore.»
«E’ affondata?» rispose subito speranzoso l’ammiraglio.

«Non so, è che… oh eccola la! Sta arrivando proprio adesso, chissà questa volta che ha combin…» si interruppe di colpo, si accasciò in posizione fetale e cominciò a piangere.

Partì subito l’interrogatorio al capitano.

«Vi sembra l’ora di tornare? Dove siete stati? Che avete fatto? Con chi eravate?»
«Ammiraglio deve essere orgoglioso di noi!» Rozhestvensky cominciò a sudare freddo «Abbiamo incontrato ben 3 navi da guerra nemiche!»
«E…e…  che avete fatto?» Adesso anche la salivazione era azzerata, ed iniziava ad annebbiarglisi la vista.

«Le abbiamo attaccate!» rispose col petto in fuori tentando malamente di celare l’orgoglio.
«Tuuuu! E’ un miracolo… E’ un miracolooo!» Ringhiò allungando le mani verso il collo del capitano.
«Suvvia ammiraglio, abbiamo compiuto solo il nostro dovere.»
«E’ un miracolo se non ti ammazzooo!» E stramazzò a terra.

Barca a vela


Si venne a sapere che le imbarcazioni che avevano scambiato per navi da guerra nemiche, erano a vela.
Puoi essere giustificato nel pensare che delle navi facciano il giro del mondo per attaccare una flotta nemica vicino alle sue coste, in fondo è esattamente quello che stavano facendo, ma a vela?
E che era?
Colombo?
Quando sarebbero partite per arrivare in Marocco?
Poi solo 3?
Ed il resto si sarebbe perso?

La stupidità non è peccato, ma loro se ne stavano approfittando.

Mentre veniva portato via in barella, l’ammiraglio diede due ordini: «Levate le ancore, e tuuuu maledetta nave di rifiuti umani! Tuuu aprirai il convoglio! Voglio tenerti sempre d’occhio e alla prima cazzata ti affondo con le mie mani!».

Entrambi gli ordini vennero rispettati, e levando le ancore levarono di mezzo anche il cavo sottomarino del telegrafo che collegava il Marocco all’Europa.
Sul serio.

Ovunque andavano facevano danni, oramai erano considerati come degli appestati.

Qualcuno doveva aver rotto un gatto nero che attraversava una scala

Il viaggio proseguì, ma sorse un ulteriore problema: dopo le bravate di Dogger Bank, Regno Unito, Francia e Portogallo si rifiutarono di rifornirli di carbone nei porti. 

Erano o direttamente alleati del Giappone, o non volevano schierarsi ufficialmente contro, e pareva brutto aiutare quelli che stavano andando a cannoneggiarlo. 

«E qual è il problema? L’Europa è alle spalle, ora c’è solo l’Africa!» disse il mozzo Oleg.

Già, peccato che quasi tutti i porti africani fossero controllati proprio da quelle tre nazioni.

E peccato che il viaggio fosse lungo 33.000 chilometri, e le navi avessero bisogno di rifornirsi continuamente.

Fortunatamente già allora la logistica era considerata una disciplina inadatta ai veri uomini, che poteva essere tranquillamente sostituita con muscoli e tanto sudore. 
Ovviamente dei soli sottoposti.

La soluzione non era mai stata tentata. Era innovativa.
Non si chiesero perché nessuno ci avesse mai provato.

Non potendo entrare nei porti, spegnevano i motori in mare aperto, e non potendo gettare le ancore andavano alla deriva per un po’.
A volte si scontravano, a volte no. 

Poi facevano venire una nave con il carbone, calavano in mare una scialuppa, salivano sulla carboniera, riempivano dei sacchi, riscendevano sulla scialuppa, remavano fino ad una delle navi, ci salivano su, svuotavano i sacchi e ripetevano.

Il morale degli uomini si intaccò un tantino.

Quando c’è la salute c’è tutto

Per compensare i pochi rifornimenti, stracaricarono le navi ammassando il carbone  anche sul ponte. 
Fu così che i marinai impararono il significato di “morte per antracosi”, trasformando la missione in un viaggio d’istruzione.

«Adesso mi voglio fare 20 ore di sonno!» disse ancora Oleg che non aveva chiara la situazione.

Riposarsi dopo questa sfacchinata era fuori discussione.

Le navi erano state progettate per affrontare climi polari, mentre adesso si trovavano a viaggiare all’equatore, e mancavano di qualunque accorgimento che rendesse il sottocoperta vagamente vivibile.

I marinai, anche loro inadatti a temperature sub-artiche, la notte erano costretti a distendersi sul ponte, mentre di giorno erano allegramente esposti al sole. 

Per far circolare l’aria, tenevano i boccaporti perennemente aperti, in navi a carbone.
L’umidità era tale da far gonfiare il legno e arrugginire il ferro.

Questa combinazione creò il genere di ambiente salubre che contribuì alla diffusione di malanni come colpi di sole, miliaria, letargia mentale. 
E poi morte.

E grazie a quelle poche volte in cui riuscivano a sbarcare, potevano scegliere alla carta tra malaria, dissenteria, tubercolosi, tutte le malattie sessualmente trasmissibili presenti nei libri di medicina, e malattie tropicali varie. 
E poi morte.

Il morale degli uomini calò di un altro poco.

Le vecchie abitudini sono dure a morire, a differenza di questi marinai

BOOOM!
«Che è stato?»
«Ci attaccano! I giapponesi!»
«Mi arrendo!»
«No mi arrendo prima io!»

Durante una delle numerose cerimonie funebri, la Kamchatka, sentendo bisogno di attenzione, sparò a sorpresa una salva di cannone in segno di saluto.
«Comandante, la brutta notizia è che il colpo era vero e non a salve, la buona è che stiamo migliorando nella mira: abbiamo colpito l’Aurora»

Incrociatore Aurora

Il povero incrociatore Aurora. Spoiler: si salva.

Tecnicamente parlando, fino a quel momento avevano colpito più volte l’Aurora che qualsiasi altra imbarcazione.

Non c’è posta per te

«Almeno abbiamo la serenità di sapere che le nostre famiglie sono al sicuro.» disse sempre Oleg.
«Maledetto menagramo, se apri di nuovo la bocca ti buttiamo in mare!» risposero i compagni in coro.

La gestione di posta su queste distanze richiedeva logistica, e la logistica richiedeva il non essere russi. 

Ad un certo punto sentirono bussare due volte: era il postino! 
Avrebbero potuto avere notizie delle famiglie, sentirsi di nuovo a casa, dimenticare quella realtà opprimente! 
E invece ricevettero la posta destinata agli studenti di un istituto tecnico di San Pietroburgo. 

Diciamo che non la presero bene, ma approfittarono dell’occasione per scrivere a casa e far sapere che erano ancora vivi. Quelli che ancora lo erano.
Due marinai approfittarono della confusione per iscriversi all’alberghiero, e tornare a casa in tempo per lo scritto di italiano.

Dopo un mese li raggiunse una nave, e non solo non le spararono ma scoprirono che trasportava la posta!
L’umore migliorò istantaneamente. 

Corsero a scartarla come dei bambini alla mattina di Natale, e si resero conto che erano le stesse lettere che avevano spedito la volta precedente.
Psicologicamente fu devastante, altro che morale in calo.

Sempre Politovsky: “Come possiamo combattere il Giappone quando loro non possono organizzare una questione così semplice come l’invio della posta? Se non possono fare tutto ciò che è assolutamente necessario per il benessere morale del personale della flotta, come potranno lottare contro un nemico intraprendente come il Giappone?”.

Azzardo una soluzione, anche se tardiva: non andate in giro per il mondo ad invadere altre nazioni.

Dato che alla partenza avevano caricato una quantità di munizioni appena sufficiente, e che buona parte le avevano già disseminate in mare, ordinarono su AmaZar un rifornimento. Il corriere si sbagliò, ed invece di munizioni consegnò stivali imbottiti ed abbigliamento invernale
A dei marinai che si trovavano all’equatore.

La posta russa non funzionava, ma in compenso i servizi segreti inglesi consegnavano giornali alla grande. 

Successe che il nonno di James Bond si finse marinaio in una nave cargo, e fece amicizia con i marinai della Kamchatka. 

Sì lo so, sembra che ci siano solo loro in questa storia.

Gli fece avere un giornale inglese con la falsa notizia dell’attacco giapponese al resto della seconda flotta mentre attraversava lo stretto di Suez.

Non era vero, ma il pensiero di dover combattere contando sulla metà delle navi fece apparire l’opzione dell’ammutinamento molto più appetibile.

Siamo alla frutta

«Ci rimane il cibo, mio nonno diceva sempre: chi mangia mele impara a zoppicare cent’anni! Non era bravo con i proverbi poverino…»

«Ti avevamo avvisato!» urlò la folla mentre trascinava Oleg verso il parapetto.

Avrebbero potuto almeno rifarsi con del buon cibo.
Avrebbero potuto se non fosse che la nave frigo era un rottame, pensata per mantenere il cibo in freddo al Polo Nord, sai che fatica, ed arrivati all’equatore si ruppe facendo marcire tutto. 

E qual era la nave officina che doveva occuparsi della manutenzione? La Kaaa… Kaaam… esatto, erano fottuti.

Ricorsero allora alla carne salata, che non ha bisogno di essere refrigerata.
Putrefatta anche questa: era stata caricata già mezza marcia grazie ad un innovativo sistema di corruzione dei funzionari. 

Per coincidenza, fu la stessa causa dell’ammutinamento del Potëmkin.

Reagirono a questa situazione dandosi all’alcolismo olimpionico, e nei giorni buoni anche all’oppio.

Si fermarono al Famila di Nosy Be (Madagascar) ed acquistarono mandrie intere di buoi, maiali, polli, oche, conigli e porcospini che allevarono sui ponti delle navi/arche.

Ma dato che ci si trovavano, anche pappagalli, camaleonti, lemuri, rane, cani, coccodrilli ed anche un serpente velenoso.

«Comandante, che fa andiamo in Madagascar e non ci prendiamo un serpente velenoso? Poi che figura facciamo quando torniamo a casa?»

«Ahahah! Bella questa! Tornare a casa!»

Un gesuita donò uno di questi pappagalli proprio a Rozhestvensky. 
Solo dio sa quali imprecazioni imparò a ripetere.

A mali estremi, mali estremi

Rozzy dovette dare fondo a tutta la sua esperienza ed intelligenza per gestire l’umore dei marinai e scongiurare un ammutinamento, e infine ebbe l’illuminazione: «Li faccio lavorare giorno e notte come commessi di Zara alla vigilia di Natale, così non avranno più energie e tempo per protestare!»

Geniooo!

genio!

Politovsky scrive che a quel punto la gente cominciò semplicemente ad impazzire.

Altra idea geniale: caricarono sulla nave Malay tutti quelli che erano sbroccati definitivamente, alcolizzati irrimediabili, invalidi vari, rivoltosi e ammutinati, e li mandarono indietro. 
Il tempo di uno starnuto e presero il controllo della nave con le armi.

Intanto al comando della seconda flotta light senza zucchero c’era Dmitry Gustavovich von Fölkersahm.
C’era perché prima di arrivare in Giappone morì, e fu conservato nella ghiacciaia della sua nave Oslyabya insieme al pesce.

Rozzy a quel punto aveva due possibilità:

  • cedere il ruolo al seguente più alto in grado, cioè Nebogatov;
  • inscenare Weekend con il morto, nascondendo l’informazione soprattutto a Nebogatov che tanto già non si parlavano, e andare in battaglia con mezza flotta senza comando.

Ovviamente scelse la seconda con la seguente motivazione: «La notizia potrebbe guastare il morale dei marinai, e lo sapete quanto io tenga al morale dei marinai!»

Proprio mentre stavano per ripartire arrivò una notizia che lo guastò lo stesso: quello che rimaneva della prima flotta era stato affondato, ed i giapponesi avevano vinto anche sulla terraferma.

Erano arrivati troppo tardi e quindi tutta la missione, tutti i mesi, tutta la sofferenza, tutti i morti, tutti i binocoli, erano stati inutili.


battaglia di tsushima

Continua in Battaglia di Tsushima, dove finalmente incontrano i giapponesi.

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