Quella volta che Roma ebbe 3 Papi

Teofilatto nacque ricco, nobile e stronzo, e la madre decise di crescerlo anche viziato.

Ma stronzo quanto?
Fino ad allora, in casa dei Conti di Tuscolo, ogni generazione aveva benedetto un bambino con il nome di Teofilatto.

Dopo di lui, il nome venne bandito.
Non sospeso.
Non messo in pausa.
Bandito.
Come una malattia infettiva.

Chi gli voleva bene lo soprannominò l’apostolo dell’Anticristo, gli altri non si può dire.

Ma come facevano carriera i tipi come lui?
Più o meno così:
«Che vuoi regalato per il compleanno?»
«La Playstation!»
«Ma non l’hanno ancora inventata!»
«Allora Giulia De Lellis!»
«Ma deve ancora nascere!»
«Allora… allora… voglio diventare Papa!»
«Eh… almeno questo non viola le regole dello spazio-tempo…»

All’epoca, infatti, la nomina di un Papa era meno macchinosa e opaca di adesso.
Non servivano conclavi, fumate, suspense, cardinali che fanno finta di non volere il potere mentre lo vogliono fortissimo.

Si trattava solo di spartirsi il potere derivato dalla carica, quindi la famiglia dominante al momento si accaparrava la carica e la tramandava a figli e nipoti.
Come degli antichi professori universitari.

Adesso attenzione che diventa complicato come Beautiful.

E infatti, prima di Teofilatto, c’era stato Benedetto VIII, lo zio.
Per alcuni pettegoli il vero padre.

Poi venne il fratello di Benedetto VIII, Giovanni XIX.

E solo dopo arrivò Teofilatto, che scelse di chiamarsi Benedetto IX.

Una dinastia.

Anche lo zio/padre Benedetto VIII era un tipo particolare.
Dovette lottare contro un antipapa, e secondo il cardinale abusivo Benone era passato da “laico” a “Papa” nel tempo di uno starnuto.

Soffermiamoci un attimo sul concetto di cardinale abusivo (pseudocardinale).
Abusivo.
Come una veranda.

Sentite la grandiosità del concetto?
E non abbiamo ancora iniziato.

La prima volta di Teofilatto

Il padre riuscì ad imporlo come Papa ereditario nel 1032, quasi subito dopo la morte dello zio, ad un’età imprecisata ma compresa tra i 12 e i 25 anni.
Sì, l’intervallo è questo.
No, non siete ubriachi (credo).

Mancano informazioni certe sull’età, fatto estremamente strano considerando che oltre ad essere l’erede della famiglia più in vista a Roma, era anche diventato la persona più nota del momento.

Del suo passato si sa solo che fu nominato cardinale da Benedetto VIII.

E considerando che lo zio era morto nel 1024, e lui eletto 8 anni dopo in età ancora brufolare, significa che è anche il più giovane cardinale della storia della cristianità.
(Tra i 4 e i 17 anni)
Un record.
Non so se riesci a giocartelo per fare colpo, ma sempre un record è.

Durante il pontificato andò tutto, tendenzialmente, liscio.
Fece quello che fanno tutti i Papi di famiglia: rafforzò il potere del proprio clan, scomunicò i nemici politici e fece gli interessi dell’imperatore.

Poi un bel giorno venne cacciato dalla città da una rivolta popolare guidata dalla famiglia avversaria dei Crescenzi.
Non con un decreto.
Con i forconi come in un film della Universal.
Ok, non fu proprio un bel giorno.

I Crescenzi ne approfittarono per autoeleggersi il Papa personale: Silvestro III.
Contro la sua volontà!
Che è una cosa meravigliosa: vieni promosso a capo della cristianità come una convocazione in tribunale.

Papa Silvestro III

Teofilatto fece notare educatamente che essendo lui ancora in vita, ed essendo stato scacciato dal popolo e non dai cardinali, tecnicamente era Silvestro quello illegittimo.
Nel dubbio lo scomunicò.

Che nella Chiesa medievale è un po’ come dire “ti levo l’amicizia su Facebook”, ma con la conseguenza che gliela levano anche tutti gli altri.
Passa da milioni di follower a zero come Chiara Ferragni.

In più non poteva più prendere sacramenti, i religiosi non potevano frequentarlo, né mangiare in sua compagnia, che per un cardinale circondato da preti non doveva essere una cosa pratica.
E per non farsi mancare niente, se a qualcuno gli girava, poteva ucciderlo.

Grazie all’intervento dei fratelli di Teofilatto, si arrivò ad un accordo tra famiglie, e nel 1045 venne riammesso a Roma.
Praticamente era diventato un episodio di Gomorra con un dialetto diverso.

La seconda volta è quella giusta 

La prima cosa che fece fu cacciare via Silvestro, che poverino nemmeno ci voleva venire a Roma.

E nonostante fosse scomunicato, e non volesse assumere la carica, per un vuoto normativo la nomina a Papa era ancora tecnicamente valida.
Silvestro III era Papa suo malgrado.

La seconda cosa fatta da Teofilatto, giusto il tempo di accordarsi sulla cifra, fu abdicare!
Sì!
Tutto sto casino per tornare e alla fine si vendette la carica come fosse una cassetta di arance!

La famiglia dei Crescenzi, come gesto di gratitudine, gli fece un dono equivalente a circa un milione di euro di oggi.
Tipo Ruby e Berlusconi.

Ne approfittò per ritirarsi a vivere con la moglie.
La moglie!
La moglieee!
Voglio la serie Netflix “Teofilatto: il Papa che aveva capito tutto”.
E i carri di buoi mutiiiiiiiiiiiii!

I Crescenzi sborsato il milione, elessero Gregorio VI, e lo portarono in corteo con ancora lo scontrino in mano.
Problema risolto.
Teofilatto a casa in pantofole con la moglie, loro in Vaticano con il Papa comprato regolarmente.

Maaaaaaa, con un’epicità degna di Christian de Sica in Vacanze di Natale a piazza San Pietro, si sputtanò i soldi in pochissimo tempo, ed ancora più velocemente si stancò della moglie.

vacanze di natale in Vaticano


Dichiarò: «Ho speso molti soldi per donne, alcol e carri veloci. Il resto l’ho sperperato».
Almeno secondo una ricostruzione storica apocrifa che nasce qui e adesso.

Anche la moglie si stancò di lui.

«Teo.»
«Cosa?»
«Stai guardando Roma dalla finestra da tre settimane.»
«Sto pensando.»
«Lo so a cosa stai pensando.»
«Non puoi saperlo.»
«Teo. Sei in pigiama con la mitra in testa.»

Si girò verso la moglie: aveva ancora i bigodini, ed era seduta in poltrona a guardare una televendita.
Sospirò.
«Uffa che barba! Uffa che noia!», fece lei sbuffando infastidita voltandosi dall’altra parte.
Lui tornò a guardare Roma dalla finestra, e fu in quel momento che decise che sarebbe stata sua e di nessun altro.

Tornò alla carica per riprendersi il pontificato da Gregorio VI.
L’avevo detto che è viziato.
Fece notare con rinnovata educazione che una carica del genere non la si può vendere, quindi il pontificato se lo teneva lui, i soldi pure.

«Hai comprato la carica! È simonia! Guarda che te scomunico, sà?»
«Ma me l’hai venduta tu! I soldi te li sei presi!»
«E che c’entra? Li ho accettati solo per buona creanza.»

Poveri Crescenzi, comunque.

Tre Papi entrano in un bar…

Il Papa in carica comunque era Gregorio.
Ma tecnicamente Teofilatto non poteva cedere la carica per soldi, quindi non l’aveva persa ed era anche lui Papa.
Sempre secondo il meraviglioso mondo della burocrazia medievale, il povero Silvestro III era pure lui ancora Papa anche se era scappato via.

Risultato: a un certo punto c’erano tre persone diverse che si consideravano Papa.
E avevano tutte ragione.
Più o meno.

Era il caos totale: nessuno sapeva più chi corrompere e da chi farsi raccomandare.

L’imperatore Enrico III ad un certo punto si ruppe le palle e riprese il controllo della situazione.
Eh già. Perché in una gerarchia spirituale in cui conta solo il potere, è l’imperatore quello realmente a capo della Cristianità.

Convocò il concilio di Sutri per asfaltarli tutti, depose Gregorio e impose al suo posto il tedesco Clemente II, con la motivazione che per certe cose ci vogliono persone precise.
Il primo atto di Clemente II fu quello di deporre Teofilatto, che nel frattempo aveva continuato a pretendere il posto fisso in Vaticano.

Signora, sono tre volte, che fa’ lascio?

Dopo pochissimo, Clemente II morì.
«Ops», disse uno dei cardinali.

Teofilatto colse l’occasione al volo, ed approfittando dell’improvviso vuoto di potere e dell’assenza dell’imperatore, si ri-ri-nominò Papa per la terza volta.

Venutolo a sapere, Enrico III spaccò un tavolo con un pugno.
Poi, con gli occhi ancora iniettati di sangue, nominò personalmente un suo Papa di fiducia, Poppone di Bressanone, che prese il nome di Damaso II, e per risolvere il nodo burocratico lo fece accompagnare a Roma dall’esercito.

Cioè, un imperatore ha mandato l’esercito per far schiodare dalla poltrona un Papa scomunicato.
Nemmeno Tolkien si sarebbe immaginato una scena del genere.
Perché non insegnano queste cose a scuola?

Papa Damaso II entra in Vaticano scortato

Teofilatto colse il messaggio e scappò via. 
Non per paura ma per calcolo. 
Un Papa lo si può attaccare a parole, un esercito no.

«Non può essere anche lui Papa, siamo già abbastanza, e poi che nome è Poppone? E’ ridicolo! Porterà la vergogna alla Santa Sede!»
«Ma proprio tu parli?», gli risposero «e poi dovresti vedere la sorella…»

Poppone, che era molto sensibile sia sul nome che sulla sorella, non perse tempo e lo scomunicò, ma dopo pochi giorni morì anche lui.
«Ops», ripeté il cardinale.

A lui seguì Leone IX, che nel rispetto della tradizione scomunicò Teofilatto.
Dopo pochi anni morì, il mestiere di Papa era altamente usurante, e venne succeduto da Vittore II.

Per tutto questo tempo Teo tentò di tornare al potere, nonostante 3 tentativi e 2 scomuniche.
Oltre alla burocrazia aggiunse anche minacce di morte, e considerando che due erano già morti misteriosamente, vennero prese abbastanza sul serio.

Ma gli anni passarono uno dopo l’altro, lui invecchiò senza mai smettere di inveire, ed i successivi papi eletti passarono da ostilità nei suoi confronti a compatimento.

Er puzzone

Gli storici coevi furono spietati.

Il prete benedettino Pietro Damiano lo definì nel Liber Gomorrhianus (Libro di Gomorra) «sguazzante nell’immoralità, un diavolo venuto dall’Inferno travestito da prete» e «apostolo dell’Anticristo, saetta scoccata da Satana, verga di Asur, figliolo di Belial, puzza del mondo, vergogna dell’umanità».
Ci mise anche qualche accusa di necrofilia che era in omaggio con le altre.

Mentre Boninzone da Sutri, preso da agonismo competitivo lo definì solito a commettere «vili adulterii e omicidi».

E con vili adulteri, intendeva che oltre ad essere ancora sposato, tra le numerose concubine annoverava anche una cugina minorenne.

Infine, in una data imprecisata, morì anche lui.
Dell’uomo più famoso di Roma, vip pluripapato, non si sa niente dei suoi ultimi anni.
Nessun documento, nessun testimone, nessuna voce.
Venne cancellato lui, non potendo cancellare tutto il caos che aveva generato.

Lui sparì nel silenzio. La famiglia no.

Pope is the new black

La famiglia Tuscolo non avendo rinunciato al potere, riuscì a forzare l’elezione di un altro familiare, che decise di prendere il malaguratissimo nome di Benedetto X!

«Babbo, ma sei sicuro del nome? Non è che porta sfiga?»
«Tu fai come ti ho insegnato e tutto andrà una meraviglia»

Anche lui si macchiò di ogni infamia, venne scomunicato da un nuovo concilio di Sutri, deposto, dichiarato antipapa, e visti i precedenti dei familiari, incarcerato e processato.

Dall’esperienza con la famiglia Tuscolo si decise di cambiare le regole di nomina dei nuovi Papi in quelle che conosciamo oggi, con soli cardinali e vescovi, e tutto a porte chiuse per evitare intromissioni.

Alla fine riuscirono a fare la storia.

L’avvocato dell’apostolo dell’Anticristo

Teofilatto non lasciò riforme, dottrina o grandi opere.
Però causò tanto casino al sistema, che per rimetterlo a posto dovettero buttare via tutto e ricominciare da capo con una cosa completamente diversa.

Fu definito il peggior Papa della storia.
Considerando che tra i suoi colleghi c’era chi aveva disseppellito e processato il cadavere del predecessore, la concorrenza era agguerrita.

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