Crisippo da Soli: come morire dal ridere

Siamo nell’antica Grecia, molto antica.
Nota per due cose, differenti da quelle del Brasile: la filosofia e la commedia.
Solo che non avevano ancora inventato le risate registrate, e quindi le commedie non ebbero molto successo.

A filosofi, invece, erano messi benissimo.
Uno scoprì che le cose nel tempo cambiano.
Un altro sosteneva che le cose sono totalmente immobili, e se vediamo qualcosa cambiare, è per finta.
Un altro ancora era sicuro che le cose non esistessero proprio.

C’è da dire che non ci si può aspettare di meglio da gente che andava in giro con addosso una tovaglia bianca.

Da questa comitiva di pensatori da centro sociale, in qualche modo emersero gli stoici.

Se possiamo immaginare i primi come gli studenti che stanno sempre all’ultimo banco e rientrano dalla ricreazione con gli occhi rossi, gli stoici erano quelli con il vestito sempre in ordine e gli occhiali, che facevano sempre i compiti, andavano volontari alle interrogazioni, e ti rimproveravano con superiorità quando facevi qualcosa di sbagliato.

Due archetipi antichissimi che si scontreranno lungo l’arco di millenni e che sfoceranno nell’apice dello scontro tra Pierino e Pomari.

I mindfulness coach del 300 AC

Lo stoicismo prende il nome dalla parola greca stoà, cioè portico, luogo in cui si incontravano per studiare e passeggiare Zenone e la sua comitiva di Atene.
Il  luogo non fu scelto a caso.

Aveva un doppio scopo: simbolico in quanto rappresentava uno spazio protetto, ma aperto; pratico perché permetteva di vedere la serva del sacerdote quando stendeva la biancheria lì di fronte.

Già da questo dettaglio si capisce che non erano i soliti filosofi con la testa tra le nuvole.
Molti immaginano la filosofia come qualcosa di astratto e palloso adatto solo a gente interessata ad intraprendere una carriera nella disoccupazione.
Ed attenzione, in molti casi è corretto.

Lo stoicismo però, più che uno strumento per indagare la natura della realtà, era uno stile di vita.
E si può riassumere con una frase che già conoscete.

Se avete mai usato la frase “prendila con filosofia”, allora complimenti: conoscete già tutto quello che conta.
Il resto serve solo a tirarvela al pub.

Da dove nasce quest’idea?
Questa è una storia divertente.

C’era Zenone che aveva caricato tutte le sue ricchezze su una nave che da Cipro andava ad Atene.
La nave affondò, le ricchezze finirono in fondo al mare, lui si salvò per miracolo, e invece di disperarsi la prese con filosofia.

O secondo un’altra interpretazione, essendo squattrinato e disoccupato trovò tanto tempo libero, e lo passò ascoltando altri filosofi che tanto era gratis.

Il portico venne infatti scelto anche perché non aveva una casa dove impartire le lezioni.
Questo non viene raccontato spesso.

Da quella disgrazia con lieto fine nacque un’idea semplice: la felicità passa dall’accettare la mancanza di controllo su certi aspetti della vita.

Ti colpisce un fulmine? Ti viene una malattia? Ti scoppia una guerra davanti a casa?
Ci puoi fare qualcosa?
No?
E allora fottitene!

Ma non significa che si dovesse accettare tutto passivamente.
In special modo le ingiustizie, che andavano combattute.
Ma senza mai perdere il controllo, senza farsi schiacciare dalle emozioni, che andavano vissute in maniera sana.

Non ti insegnavano a respirare meglio, ma a non lamentarti mentre soffochi.

Erano dei life coach con la toga.

E come ogni life coach che si rispetti, avevano anche la lista delle cose da fare.

Si riproponevano di dedicare l’intera vita a migliorare se stessi, ricercando costantemente i propri limiti.

Un vero stoico doveva perseguire costantemente gli ideali di saggezza, autocontrollo, giustizia e coraggio.
Praticamente il massimo esponente dello stoicismo è Batman.

Per mantenere lucidità ed autocontrollo, niente alcol, niente vizi, niente ricchezze.
Quindi un Batman povero.

Altri aspetti fondamentali erano:

  • il riprendere il controllo della propria vita, 
  • il concentrarsi sul “qui e adesso”, 
  • e il tenere un diario, il journaling se vuoi darti un tono.

Le stesse cose le puoi trovare in un qualsiasi corso di fuffa guru Instagram, ma senza greco antico, con un font più moderno, ed a sole 199€ invece che 1599€ ma solo per oggi.

«Ok, adesso scrivi due colonne, a sinistra quello che non controlli, a destra quello che controlli, e ignora la colonna di sinistra.»
«Ossstia che pensiero profondo!»

Ok, ne sapete abbastanza, adesso passiamo al filosofo che ne divenne il testimonial.

Crisippo da Soli

Crisippo era un corridore.

Non ve l’aspettavate, è vero? Tutta questa manfrina sui filosofi e poi si parla di un atleta.
Con una gioventù molto movimentata.

L’autore contemporaneo Vuillio Beleiro, nella sua opera “Il principio”, scrisse un intero canto su di lui.
Qui un estratto.

Ora questa è la storia di come son cresciuto,
correndo con gli amici a Tarso, bello vissuto.


Giornate tranquille, zero problemi,
tra una ripetuta e tuffi nei pomeriggi estremi.


Poi un giorno gli slanci, un po’ esagerati,
mi han messo davanti a degli opliti armati.


Il più robusto si fece avanti, minaccioso,
e mi suonò come un’anfora, pure rumoroso.


La madre, consumata dal dolore,
disse: «Vattene a Bel-Atene.»

Fu costretto a lasciare Tarso, di corsa.
Fortuna che era un atleta.

La cosa interessante è che Tarso è a quasi 1000 km da Atene.
Vedi quando c’è la giusta motivazione, altro che maratone!

Per paura che la distanza non fosse sufficiente, cambiò l’identità in Crisippo da Soli, città in cui era nato.

il principe di bel-atene

Arrivò ad Atene come arrivano tutti quelli che hanno corso 1000 km senza un piano: distrutto, affamato e con un disperato bisogno di un lavoro che non richiedesse referenze.

Cleante, il capo della comitiva di filosofi del portico di quell’anno, lo vide pallido, senza un soldo, vestito di stracci e pensò che fosse un collega.

«Oh giovane malmesso! Sei forse tu un filosofo?»
«Eh? Cosa? Io… Sì! Sì, da quando ero bambino!»
«Vuoi tu quindi unirti a noi nell’indagine dei principi fondanti della morale?»
«Io… I cosi, i principi affondanti, sì, sì. È prevista una pausa pranzo per caso? Avrei un po’ di appetito»

Fu così che venne accolto nella scuola stoica, e visse a scrocco degli amici per sempre.

E, incredibilmente, Cleante ci aveva visto giusto.
Il ragazzo era parecchio sveglio ed irrequieto, e l’aver perso tutto a causa della sfiga lo rendeva il candidato ideale per la comprensione dello stoicismo.

Era anche pieno di energie e, non potendo permettersi i sandali da corsa, le indirizzò tutte nella scrittura.
Da grafomane patologico scriveva 500 righe al giorno di ragionamenti filosofici densi, arrivando a comporre 705 libri.

Di cui non se n’è salvato nemmeno uno.
Sto ragazzo non aveva mai un momento di pace.

C’è da dire che puntava tanto al volume e poco alla qualità degli scritti, che erano logorroici e pieni di errori.

Con questo non voglio dire che scrivesse malissimo, ma per dire, era nato a Soli, e da quella località deriva il termine solecismo per indicare un errore grammaticale o un modo di parlare sgangherato.

Questo per lo scritto, ma all’orale non cambiava niente.
Parlava così tanto e così male che i compagni lo chiamavano “Crisippa”.
Non per cattiveria, solo per misoginia.

Fatto sta che grazie a lui lo stoicismo venne espanso e consolidato, tanto da diffondersi in tutto il mondo classico e sopravvivere per 1000 anni.
Anche se in realtà alcuni principi sono così condivisibili che si può dire che facciano parte del modo di pensare moderno.

E non in maniera teorica, tipo roba che leggi all’università e dimentichi al parcheggio.
Nelson Mandela, durante i 27 anni di prigionia, lesse un libro sullo stoicismo e disse che quelle idee lo guidarono nelle decisioni anche dopo la liberazione.

Da un tizio che viveva a scrocco sotto un portico, a un uomo che cambiò il Sudafrica.
Crisippo sarebbe stato fiero.
Poi avrebbe chiesto se c’era qualcosa da mangiare.

Quindi, cosa infilò in 705 libri?

Il crisippensiero

Prima di tutto stabilì che, con tutto il rispetto per Platone, non esisteva un mondo magico fatto di idee pure, e che invece esiste la realtà governata da causa ed effetto.
Lo so, lo so, ma all’epoca era una cosa innovativa.

Poi passò a correggere i sillogismi logici di Aristotele, adottando i connettivi e, o, non, se, e se allora.
Ok, siete arrivati fin qui, non mollate.
Questi connettivi sono alla base della logica booleana (And, Or, Not), che a sua volta è alla base dell’informatica moderna.
Pensateci: senza di lui oggi non ci sarebbe PornHub!

Non so se si capisce cosa significhi per l’epoca dire che Platone ed Aristotele non hanno capito niente.
È tipo fare alzare il Papa per sedersi al suo posto e dirgli “adesso mettiti là che ti spiego qualcosa di religione”.

È inutile elencare tutti gli argomenti che trattò in una produzione così ampia.
Basti pensare che spiegò come funziona l’universo, che cos’è l’anima e come preparare la maionese senza farla impazzire.

Citazioni

Le sue idee erano talmente avanti per l’epoca che dovranno passare più di 2.000 anni prima di poter usare le sue frasi sui social.

La felicità consiste nel vivere in accordo con la natura.
Immagine con la famiglia del bosco ed un computer fatto di corteccia, adatta a complottisti e vegani.

La sofferenza nasce dal desiderio di ciò che non possiamo ottenere.
Immagine desaturata di Buddha, adatta a tutte le cinquantenni che hanno appena scoperto lo yoga.

La felicità non dipende dalle circostanze esterne, ma dall’atteggiamento interiore.
Immagine con un bambino povero e sorridente con un pallone sotto il braccio, adatta ai pensionati che vogliono rinfacciare ai giovani di non aver voglia di lavorare.

Solo chi domina se stesso è veramente libero.
Immagine di un bel tramonto sul mare, adatta a tutte le divorziate in cerca di un nuovo equilibrio nella vita.

La filosofia è una terapia per l’anima.
Immagine motivazionale con foto provocante, adatta a chi fa terapia con i like.

Il saggio considera ogni evento un’opportunità di crescita.
Immagine con un uomo d’affari seduto in poltrona con il mento poggiato sulle nocche, adatta ad essere condivisa su LinkedIn dopo un licenziamento.

La logica ci insegna a distinguere ciò che è vero da ciò che è falso.
Immagine con Bill Gates con in mano una siringa, adatta a complottisti e ricercatori indipendenti.

Solo chi domina se stesso è veramente libero.

L’apice della notorietà

Ok, tutto molto interessante, ma il motivo per cui tutti lo ricordano non è la saggezza, ma la stupidezza di com’è morto.
Visto? Ho fatto un solecismo.

Durante un’Olimpiade si ricordò della sua antica passione per la corsa e diventò malinconico.
Del resto aveva 73 anni, che più di 2 millenni fa non era per niente poco.
Si mise a passeggiare tra le piste e le arene, fino a quando venne invitato nell’accampamento di un giovane atleta.
Lì cominciò con un assaggino di vino annacquato, tanto per brindare, arrivò a sera fracico completo.

Ad un certo punto un asino si mangiò i fichi che aveva nel piatto, e lui urlò
«E adesso dategli un po’ di vino per accompagnare i fichi!»

Si mise a ridere.
Sempre più forte.
Senza riuscire a fermarsi.

Poi si bloccò di colpo e si accasciò di lato.
Morto.

Dal ridere.
Per una battuta idiota.

Per la precisione, la battuta era basata sul fatto che asino, fichi e vino sono tutti simboli di Dionisio.
Aveva tanti talenti, ma magari la comicità non era uno di questi.

Il filosofo che aveva insegnato al mondo il controllo delle emozioni e l’astensione dall’alcol, una sera si ubriacò e venne sconfitto da una delle più semplici emozioni: l’allegria.

Una vita passata alla ricerca della felicità attraverso l’autocontrollo, per scoprire in punto di morte che anche un quartino di vino non è male.


Crisippo è morto davvero dal ridere?

Sì, le fonti differiscono sui dettagli, ma confermano tutte la stessa dinamica.

Crisippo da Soli (c. 279 – c. 206 a.C.) fu il secondo scolarca dopo Cleante e il vero sistematizzatore dello stoicismo.

Era davvero un corridore. Diogene Laerzio dice che si era allenato come dolichodromos, corridore di lunga distanza.

Secondo Diogene Laerzio lasciò Soli non per gli opliti, ma perché il patrimonio gli fu confiscato dal tesoro reale. Arrivò ad Atene già spogliato di tutto, esattamente come Zenone dopo il naufragio. Lo stoicismo, come scuola, è stato fondato e rifondato da due tizi che avevano appena perso ogni cosa.

Sempre secondo Diogene Laerzio, scriveva 500 righe al giorno, 705 libri.

Era considerato prolisso, oscuro e trascurato nello stile anche dagli antichi.

Il solecismo deriva da Soli, ma alcune fonti antiche riferiscono l’etimologia a Soli di Cipro anziché a Cilicia.

Morì a 73 anni durante la 143ª Olimpiade (208–204 a.C.).
Le due versioni della morte sono entrambe in Diogene Laerzio: vino puro bevuto a un banchetto con conseguente collasso, oppure l’asino, i fichi e la risata fatale.
La battuta “date all’asino del vino puro per mandare giù i fichi” è riportata nella biografia.
I fichi erano di Crisippo e l’asino glieli ha fregati.

Secondo una versione alternativa di Laerzio, morì semplicemente per ubriacatura.

La 143ª Olimpiade viene indicata per definire un periodo, la morte non avvenne letteralmente a bordo pista.

Fondatore della logica proposizionale che porterà alla logica booleana e all’informatica.

Zenone al momento del naufragio trasportava porpora fenicia, e la frase attribuitagli è: “Ora che ho fatto naufragio, navigo bene.”

Lo stoicismo non predica l’astinenza totale da alcol e ricchezze, solo il non farsi controllare da essi.

Vuillio Beleiro e Il principio, gli opliti, la fuga da Tarso, i 1000 km di corsa, la serva del sacerdote che stende la biancheria, la dinamica dell’incontro con Cleante e le “citazioni” con le didascalie Instagram, sono invenzioni narrative.

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