L’Australia dichiara guerra agli emù. E perde.

Emu war

Alla fine della Prima guerra mondiale, l’Australia si ritrovava con due problemi: una marea di reduci senza occupazione e vaste distese di terra incolta.

In qualche ufficio governativo, un funzionario alternava lo sguardo tra questi due fascicoli sulla sua scrivania.

Disoccupati.
Terreni da coltivare.
Gente che chiede un lavoro.
Terreni da coltivare.
Lav…

Si fermò di colpo.
«Mhhh… forse ho un’idea», disse accarezzando il suo koala domestico.

Il piano era semplice: trasformare i veterani in agricoltori.
Tra sparare e spalare la differenza è solo una lettera.
Peccato che i terreni assegnati fossero piccoli, dispersi nel nulla e tutt’altro che fertili.

Eppure, contro ogni previsione, quei contadini improvvisati riuscirono a rendere produttive quelle terre. Non abbastanza da diventare ricchi, ma abbastanza da sopravvivere.

E infatti sopravvissero.
Quanto bastava per affrontare il problema successivo.

La Grande Depressione degli anni ’30.

All’epoca non erano ancora abituati alle crisi economiche globali. 
I prezzi del grano crollarono, i costi restarono alti e gli agricoltori si ritrovarono, ancora una volta, nei guai.

E come se non bastasse, arrivò il terzo problema.

Gli emù.
Tanti emù.

emu

Gli struzzi d’assalto australiani

Gli emù sono dei volatili incapaci di volare, simili agli struzzi, ma essendo australiani sono automaticamente violenti e pericolosi.
Si muovono sempre in branco, sono  alti quasi 2 metri, pesanti 55 kg, armati con artigli affilati e capaci di correre fino a 50 km/h.
Dei velociraptor praticamente.

Decine di migliaia di emù migravano dall’entroterra alla costa per l’accoppiamento.
Per fare allammore. ❤️
Facevano migliaia di chilometri solo per un amplesso fugace.

Per millenni fecero avanti e indietro tra deserto e predatori, deserto e predatori, deserto e predatori.
Poi arrivarono i contadini, che tappezzarono il percorso di campi di grano e riserve d’acqua.

Gli emù osservarono questi cambiamenti con sorpresa, poi uno esclamò: «Ma da quando hanno messo un autogrill qui?»
Non si schiodarono più.
Altro che camogli a 8€, qui era tutto gratis.

I contadini inizialmente crearono delle recinzioni, che vennero distrutte, poi delle recinzioni più alte, poi delle recinzioni più solide, poi basta, si arresero.
Gli emù erano troppo grossi, sfondavano tutto, mangiavano quello che volevano e se ne andavano.
Poi era il turno di altri animali selvatici che entravano dall’apertura e finivano gli avanzi.

Gli agricoltori erano al limite dei nervi, e stiamo parlando di gente che ha fatto la prima guerra mondiale in trincea.

Ad un certo punto qualcuno propose di chiedere l’aiuto al governo.

Il problema è che un anno prima avevano già chiesto aiuto al governo.
Che aveva promesso dei sussidi.
Ma si era rimangiato la parola.
E poi sotto le elezioni aveva promesso di nuovo dei sussidi.
Ma venne eletto l’avversario, che non aveva promesso niente e rispose pappero.

Quindi erano un po’ bruciati, ma decisero di provarci lo stesso, questa volta non per chiedere soldi ma per sterminare tutti gli emù.
Così, senza mezzi termini.
Era pur sempre gente che aveva fatto la prima guerra mondiale in trincea.

Il problema era che l’emù è l’uccello nazionale australiano.
Gli Usa hanno l’aquila testabianca, la Scozia ha l’aquila reale, l’Italia ha il passerotto (e vabbè), l’Australia ha l’emù.
Quindi il governo non poteva autorizzare ufficialmente l’abbattimento del simbolo nazionale.

L’argomento era molto interessante, ma agli agricoltori premevano altre questioni, tipo la sopravvivenza.
Si ricordarono di essere anche soldati e si rivolsero direttamente al Ministro della Difesa George Pearce, che reagì con entusiasmo all’idea di sparare a qualcosa.

Sir George Pearce


Solo ad una condizione: lui ci metteva l’esercito, ma gli agricoltori dovevano pagare vitto, alloggio, trasporti e munizioni.
Sì, l’esercito…
Vabbè, 3 soldati.

Gli eventi che seguono verranno chiamati la Grande guerra degli emù.
Ma solo per prendere per il culo i protagonisti.

Great Emu War

Non ridete. È una cosa seria.
Serissima.
Era, sostanzialmente, una grossa pantomima orchestrata da Pearce per intercettare il voto degli agricoltori scontenti e assicurarsi un altro mandato al senato.

Era tanto ottimista che ordinò di raccogliere le pelli di 100 esemplari per poter farne cappelli da regalare in parlamento.

Per produrre materiale da propaganda, inviarono anche una troupe per le riprese, senza la quale avrebbero potuto pretendere che non fosse mai successo niente.

meredith


A comandare l’operazione sul campo fu il maggiore Gwynydd Purves Wynne-Aubrey Meredith, ufficiale pluridecorato con una carriera splendente e che verrà ricordato solo per questa buffonata.
Al suo seguito, il sergente McMurray e l’artigliere O’Halloran, armati con mitragliatrici Lewis capaci di sparare 550 colpi al minuto fino ad 800 metri.
E 10.000 proiettili.

Che se consideriamo che i bersagli erano 20.000, dovevano praticamente fare ad ogni sparo un headshot colpendone due.
Prendere due emù con un proiettile, come dice il proverbio.
Proverbio australiano.

Quello che non sapevano è che in quello stesso momento, al campo base degli emù, si stava svolgendo un consiglio di guerra per stabilire come affrontare la minaccia.

Round one

A Campion, all’alba di un giorno di fine primavera particolarmente caldo, i due schieramenti si fronteggiarono per la prima volta.
I soldati avvistarono un’unità nemica che si abbeverava, puntarono con cura le mitragliatrici e spararono.
Non ne beccarono nemmeno uno: al primo colpo si dileguarono in tutte le direzioni.
«Seguite il piano! Formazione 5!», urlò Ack Crack, il generale degli emù.

Il maggiore Meredith, in quel momento, capì che le cose sarebbero state più complicate del previsto.

Emu War


Decise di modificare la tattica, avvicinandosi il più possibile al nemico.
Sfruttò gli agricoltori per spaventare gli emù e farli correre verso le mitragliatrici.
Prima di arrivare a tiro si dileguarono dai lati.
«Formazione Tango!», sentì urlare in lontananza.

Il maggiore cominciò a sentire il peso dello sguardo degli agricoltori, e disse «Ok, ok ho un altro piano!».
Insieme ai suoi uomini strisciò nell’erba alta per arrivare a tiro del nemico.
Sotto lo sguardo attento di una vedetta emù.

Nel frattempo ad alcune centinaia di metri un sabotatore emù fece rapporto al generale Ack.
«Signore! Armi nemiche neutralizzate! Signore!»
«Bene soldato, ottimo lavoro.»

Vicinissimi al  branco, con la pelle d’oca per l’adrenalina, puntarono le mitragliatrici, premettero il grilletto, e non successe niente.
Si erano inceppate entrambe.

Meredith fissò l’arma inceppata come se potesse ripararsi da sola sotto pressione psicologica.

Non funzionò.

Alzò lentamente lo sguardo.

Davanti a lui, decine di emù lo fissavano.
Uno fece un passo avanti.
Poi un altro.
«Glu glu glu motherfuckers!»

«Ritirata tattica!» urlò incredulo il maggiore.

emu angry


Fu una sconfitta bruciante.
Bruciante quasi quanto i morsi di ragni velenosi incrociati nell’erba alta.

Tutto questo venne ripreso su pellicola.

Round two

Solo gli stolti commettono sempre gli stessi errori, ma quelli che commettono solo errori sempre diversi come sono definiti?

Decisero di spostarsi un po’ più a sud e ritentare con una nuova tattica.
«Carichiamo le mitragliatrici su dei furgoncini e vediamo se così riescono a scappare!»

emu truck

Questa idea fu ancora più fallimentare perché il terreno era totalmente sconnesso, ed il furgoncino non riusciva ad andare veloce quanto gli emù, e tantomeno il mitragliere riusciva a prendere la mira.

La cosa assurda è che ad un certo punto sentì urlare «Formazione Arrembaggio!», gli emù che stava inseguendo si divisero, uno riuscì a saltare dentro e far sbandare il furgoncino.

Ormai adottavano vere e proprie strategie di guerriglia.
Non si muovevano più in grandi branchi, ma in piccoli gruppetti, e sembrava avessero capito quale fosse la distanza di sicurezza.

“Ogni gruppo sembra avere un leader adesso: alto, grosso e con le piume nere, che mantiene la guardia mentre i suoi compagni portano il lavoro di distruzione, e li avvisa quando ci avviciniamo”

In più si accorsero che quei pochi proiettili che andavano a segno erano inutili, perché riuscivano a correre anche se colpiti da 5 proiettili.

A questo punto Meredith, in piena sindrome di Stoccolma, cominciò a tessere le lodi degli emù, paragonandoli all’esercito australiano.

“Se avessimo una divisione militare con la capacità di resistere ai colpi di proiettile come quella che hanno questi uccelli, potremmo fronteggiare ogni esercito del mondo… Riescono a resistere ai colpi di mitragliatrice con l’invulnerabilità di carri armati. Sono come gli Zulu che non potevano essere fermati nemmeno dai proiettili dum-dum.”

Reazioni

La stampa non si perse un singolo dettaglio di questa storia, ne parlò per settimane perculando il ministro e trascinando nell’imbarazzo il governo.
A quel punto Pearce fu costretto a richiamare i soldati.
«Noooo! Proprio adesso che cominciavamo a prenderci la mano!»

Avevano sparato 2500 proiettili, e avevano ucciso forse 50 emù.
Su 20.000.

Qualcuno si permise di chiedere quanto stesse costando questa operazione e se non fosse stato più sensato mettere delle recinzioni più resistenti.
Lo presero per pazzo e lo imprigionarono.

Ovviamente il problema non era per niente risolto.
Una delegazione di agricoltori tornò a Canberra per implorare Pearce di far tornare i militari.
«Sono quasi inutili, ma meglio di niente»

Round three

Meredith tornò, carico di entusiasmo e di idee, e miracolosamente dopo aver riveduto tutte le tattiche, riuscì ad eliminare 100 emù a settimana.
Che è sempre pochissimo, ma ormai mi stavano simpatici.

Nel giro di qualche mese riuscì ad arrivare alla cifra di 1000.
Sempre su 20.000.
Dichiarò così vittoria e si ritirò.

meredith

Riferendo in parlamento, Pearce elencò i numeri: quasi 1000 abbattimenti, solo 10.000 proiettili.
Una media di 10 proiettili ad emù.

Epilogo

Il problema non era minimamente risolto, aveva solo intaccato la popolazione totale, ma considerando come si riproducono sarebbero tornati al punto di partenza nel giro di qualche mese.

I contadini quindi per la terza volta andarono a Canberra chiedendo l’intervento del governo.
Che glielo negò.

Anche considerando il fatto che avevano chiesto di lanciare bombe da un aereo.
Adesso si stavano allargando un po’ troppo.

«Anzi sapete che c’è? Vi ricordate che nel contratto c’era scritto che avreste pagato i proiettili? Sono 10.000. Che fa? Conciliate o aumentiamo le tasse?»

A causa del risentimento, Pearce non venne rieletto.
Probabilmente in quel momento gli emù avevano un indice di gradimento più alto.

E dato che il problema venne ignorato, le città rurali lungo il percorso degli emù vennero abbandonate.
Sono ancora città fantasma.

Poveri agricoltori, è vero?
Ricordate che erano tutti reduci della prima guerra mondiale, a cui erano state assegnate delle terre?
Quelle terre prima erano degli aborigeni, gli sono state espropriate per darle ai reduci.

Sapete chi altro c’era a combattere nella prima guerra mondiale?
Gli aborigeni!

Sapete quante terre gli sono state assegnate?
Nessuna!

Ecco, poveri agricoltori, è vero?

E sapete qual è l’animale sacro protettore degli aborigeni?
Esatto, l’emù.


Cosa c’è di vero

Soldier Settlement Scheme: reduci della Grande Guerra sistemati su terre marginali del Western Australia, appezzamenti piccoli e poco fertili.

Grande Depressione, crollo del prezzo del grano, sussidi promessi e mai arrivati.

20.000 emù in migrazione verso il distretto di Campion nel 1932, attirati da campi e riserve d’acqua.
Correvano a circa 50 km/h, alti fino a ~1,9 m.

George Pearce, Ministro della Difesa, accetta a condizione che gli agricoltori paghino vitto, alloggio e munizioni.

L'”esercito”: maggiore Gwynydd Purves Wynne-Aubrey Meredith (7ª Batteria Artiglieria Pesante), sergente S. McMurray, J. O’Halloran, due mitragliatrici Lewis, 10.000 proiettili.

Troupe cinematografica: c’era davvero, un operatore della Fox Movietone, arruolato per il valore propagandistico.

Primo scontro a Campion: circa 50 emù avvistati, fuori portata, tentativo dei coloni di spingerli verso l’imboscata, il branco si frammenta.

Mitragliatrice inceppata: vero.

Camion con mitragliatrice: vero, terreno troppo sconnesso, il mitragliere non riusciva a sparare, un emù finì tra gli ingranaggi dello sterzo facendo sbandare il mezzo.

Emù che continuano a correre con più proiettili in corpo: vero e documentato. Un agricoltore investì un emù a dicembre e gli trovò nove pallottole in corpo, vecchie di settimane.

Vedetta con piume nere che fa la guardia: citazione reale, ma era di un giornalista allo scopo di perculare l’operazione.
Anche la citazione sugli Zulu e i proiettili dum-dum è vera.

Ritiro dopo 2.500 colpi e 50 emù, per la pressione della stampa.
La cifra dei morti è però contestata: alcune fonti parlano di 200-500.

Richiamo di Meredith, seconda fase, circa 100 emù a settimana, ritiro il 10 dicembre con il rapporto finale: 986 emù, 9.860 proiettili, esattamente 10 colpi a testa. Documentata, ma anche la cifra più sospetta della storia.
Meredith aggiunse anche 2.500 feriti morti dopo, numero che non spiegò mai come avesse calcolato.

Richieste successive di intervento militare (1934, 1943, 1948) tutte respinte.

La proposta di bombardarli dagli aerei è vera.

Terre aborigene espropriate per i reduci bianchi, veterani aborigeni esclusi dal soldier settlement. Vero e documentato.

Ammetto di aver inventato il koala domestico, il generale Ack Crack, le operazioni di guerriglia emù ed il tizio imprigionato per le recinzioni.

La storia dei cappelli è vera, ma erano per il corpo dei “light horsemen”. La stampa ritenne che fosse più divertente dire che fossero regali per il parlamento.

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