Tonda Dickerson: vince 10 milioni e la sua vita va a rotoli

tonda dickerson

Nel 1999 Tonda Dickerson è cameriera in una Waffle House in Alabama, ha 28 anni, un figlio e un ex marito da cui è scappata per non farsi ammazzare.
Non se la passa bene, ma riesce a tirare avanti con le mance.

Più precisamente, in quel momento la sua vita si regge proprio sulle mance.

Negli Stati Uniti un cameriere guadagna in un mese circa 300 dollari di fisso.
Il resto dello stipendio dipende dalla generosità degli sconosciuti.

«Boss, ma non puoi darmi più di fisso e ti tieni le mance?»
«E se non entra nessuno? Devo andarci sotto?»
«E io allora? Mica siamo soci»
«Si chiama American Dream, baby»

Il 7 marzo era un giorno come tutti gli altri, Tonda girava tra i tavoli cercando di sorridere e non mostrare la stanchezza della giornata.

Edward Seward, un cliente abituale, si frugò nelle tasche e tirò fuori un biglietto della lotteria al posto della mancia.
«E cosa dovrei farci con questo?», disse lei poggiando una mano sul fianco.
«Pensa se vinci sul serio…»
«Le bollette le pago con il pensiero? E poi è illegale la lotteria qui.»
«Sì, ma questo è un biglietto della lotteria della Florida.»
«Non hai almeno un dollaro invece?»
«Ehm… quelli erano gli ultimi…»

Quasi si dimenticò del biglietto, e quando controllò i numeri estratti, pensa un po’, vinse.
Ovviamente.
Altrimenti che stavo a raccontare?

Ancora meglio.
Quando Seward le aveva dato il biglietto, l’estrazione era già avvenuta, ma lui non si era premurato di verificare se avesse vinto.

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Istruzioni per ricchi

Nell’improbabile caso in cui vinciate la lotteria, dovete scegliere tra rovinarvi la vita o approfittare dell’immensa botta di culo.
Non ditelo a nessuno. Continuate la vostra vita come sempre. Fate finta di niente per qualche mese. Trovate un avvocato, un consulente, qualcuno che sappia gestire cifre del genere, perché voi andate in crisi a decidere tra Prime Video e Netflix.

Sono ottimi consigli, come insegnano i film cult italiani come Al bar dello sport.

In Alabama però non si prendevano i canali italiani, Tonda non conosceva Lino Banfi e quindi non applicò nessuno di questi consigli.

La prima cosa che fece fu dirlo alle colleghe.

Quelle con cui divideva i turni, le pause, i clienti peggiori. Quelle di cui si fidava.
Primo errore.

Colleghi e guardati

Se i soldi arrivano così, non arrivano mai da soli, si portano dietro sempre una caterva di guai.

Quando andò a ritirare il premio, scoprì che era bloccato, perché le amiche di sempre l’avevano denunciata.

Secondo loro, il biglietto era una mancia, ed avevano un accordo verbale secondo cui avrebbero dovuto dividere tutte le mance in maniera uguale.

Secondo Tonda no, ormai si era licenziata, i soldi erano suoi suoi suoi il suo tessssorooooo.

Si andò quindi a processo, ed iniziò il casting per l’avvocato.

Il primo fu un uomo sulla quarantina, dall’aspetto un po’ sgualcito e nervoso.
«Salve, sono Lionel Johnson, dello studio Johnson & Johnson & Johnson. In realtà siamo solo due Johnson, ma abbiamo cambiato nome per non essere confusi con lo shampoo…»
«Il prossimo!», urlò Tonda.

«Salve, sono Geoffrey Best, dello studio Best & Lawyer & Ever», disse un uomo molto elegante, un po’ stempiato. «Ho perfettamente chiaro il suo caso, e si tratta solo di un tecnicismo. Posso garantirle la vittoria in aula entro 3 settimane.»

Tonda cominciò a rilassarsi lasciando sfuggire un lieve sorriso.

«Le chiedo come parcella solo il 30% del… »
«Richiamate lo shampoo!», urlò Tonda alzandosi in piedi.

La prima cosa che fece Lionel fu di spostare il biglietto in una S Corporation familiare, la 9Mill Inc., cioè l’aveva dato a suo padre per nasconderlo. 
Ma in legalese.

Poi organizzò un incontro tra le parti.

«Senti Tonda noi non ci volevamo arrivare a questo punto, ma siamo ancora in tempo. La nostra proposta è: tu ti tieni il 30% e il resto ce lo dividiamo noi 4. Eh? Che ne dici?»

Tonda le guardò una ad una negli occhi, poi ripensò al figlio piccolo a casa con i nonni e rispose: «Col cazzo! I soldi sono miei! A voi non do niente! Andatevene affanculo stronze!»
Era pur sempre una cameriera dell’Alabama.

«Signora… ehm… devo farle presente che l’offerta che sta facendo la controparte è abbastanza generosa considerando che…»

«Tu zitto sciampetto! Ti pago per fare i miei interessi!»

«Ok, conosciamo il tuo carattere», riprese Angie, la ex collega «dopotutto chi nasce Tonda non può morire Quadrata»
Fece una pausa per le risate ma raccolse solo silenzio imbarazzato.
«Sì insomma, possiamo arrivare al 40%. Eh? Sono 4 milioni, è una bella cifra. Come ti sembra la proposta?»

«Sai dove puoi infilartela la proposta?»

«E adesso basta!», sbottò l’altra ex collega Jackie «abbiamo detto che avremmo diviso la vincita, c’è anche un testimone.»
«Ma è un amico tuo! Gli hai anche promesso una parte!»
«E vabbè…»

Non trovando un accordo, e trovandosi in Alabama, le uniche soluzioni erano una sparatoria o procedere con il processo.
Si decise di andare a processo.

La giuria impiegò 45 minuti per deliberare a favore delle colleghe, ed il giudice stabilì che essendo 5 avrebbero preso il 20% l’una.

«Hai visto? Ti conveniva accettare il 40%.»
«Non finisce qui stronza! E sciampetto tu sei licenziato!»

tonda colleghe


Trovò un avvocato capace e fece appello.
Le colleghe dimostrarono nuovamente che c’era un accordo, ma il giudice ricordandosi di essere in Alabama stabilì che si trattava di gioco d’azzardo, quindi l’accordo era nullo.

Se avessero fatto una colletta per acquistare un biglietto di un altro stato, non ci sarebbe stato problema.
Ma dato che l’accordo consisteva nel dividere eventuali vincite dei singoli, davanti alla legge diventava una scommessa sul vincere alla lotteria.
Ci avete capito niente?
Nemmeno loro.

«Ehhhh?», fecero le colleghe.
«Ehhhh? Sì sì, giusto! Il coso d’azzardo! Tutto vero! Mi tengo il 100% stronze!», continuò Tonda.

Se-ward Ed-ward

Tonda era di ottimo umore, si era vestita bene per andare in banca a riscuotere finalmente la vincita, aprì la porta per uscire e si trovò di fronte un uomo in divisa della FedEx.

«Sciampetto ma che ci fai qui? Ti avevo licenziato.»

«E non smetterò mai di ringraziarla per questo! Mi ha fatto trovare il coraggio per iniziare il lavoro della mia vita: il fattorino», spiegò Lionel Johnson sorridente.

Lei lo guardò per qualche secondo senza sapere che dire, poi si ricordò dei soldi.
«Ma che vuoi da me? Sbrigati che devo andare a ritirare la vincita. Aspetta! Non è che vuoi pure tu una parte?»
«Ma no, signora! Le sto solo consegnando questo avviso di comparizione in tribunale. Buongiorno!»
E si allontanò saltellando.

«Ma-mandato?», balbettò Tonda, «Tribunale?»
Aprendo la busta lesse subito un nome.
«Edwaaaaaaaaaard!» urlò con tutta la rabbia di cui un essere umano è capace, e per i successivi 15 minuti i bambini del vicinato impararono un sacco di termini nuovi.

L’udienza con il giudice cominciò a sembrarle un appuntamento abituale.
Anche il nuovo avvocato, un tizio con la cravatta sempre storta, cominciava a sembrare uno di famiglia.
«Signora Dickerson, di nuovo lei? Ma non avevo emesso un verdetto ieri?»
«Eh a me lo dice…», rispose battendo velocemente il piede, «è questo qua che mi ha denunciata. Questo Edward Seward, ma che nome idiota è?»
«Ha parlato Tonda!», sbottò Edward offeso, «Mi avevi promesso un furgoncino! Ma se vuoi possiamo dividere la vincita e me lo compro io. In fondo il biglietto era mio!»

Il giudice si mise la mano in faccia.

«Allora», riprese con un filo di esasperazione, «Lei ha regalato il biglietto alla signora Dickerson, è corretto?»
«Sì, vostro onore», rispose Ed.

«E lo ha fatto di sua iniziativa, senza che la signora Dickerson glielo chiedesse, è corretto?»
«Sì, vostro onore»

«E non avevate nessun accordo precedente, è corretto?»
«Sì, vostro onore»

«E allora che vai cercando? L’hai regalato? Basta! Non è più tuo! Avete deciso tutti di farmi impazzire? Levatemi dai piedi questo idiota! E fategli un taglio di capelli normale!»
«Sì, vostro onore», questa volta fu il messo del tribunale a rispondere mentre portava Ed fuori dall’aula.

Edward Seward Jr
Edward Seward Jr

Rimborso spese

«Finalmente i soldi sono tutti miei!»
«Nostri, volevi dire», precisò l’ex marito sbucando da dietro una colonna del tribunale.

Tonda aveva divorziato da Stacy Martin nel 1997, prima di vincere la lotteria.

«Che ci fai fuori?»
«Buona condotta», rispose con un ghigno.
«Tu? Buona condotta?», poi con meno sarcasmo «Che vuoi? Sei venuto a picchiarmi pure qui?»
«Ma che cazzo dici!», partì con uno scatto d’ira verso di lei, poi ricordandosi di essere davanti a testimoni abbassò il pugno e aggiunse calmo. «Sono qui solo per avere la mia parte, il 50% della vincita. Mi devi mantenere.»

«Mi scusi se m’intrometto, signore»
«E tu che vuoi? Chi cazzo sei?»
«Sono l’avvocato della signora Dickerson, la informo che la vincita non è di proprietà della signora, ma della 9Mill Inc. familiare.»
«E… E che significa?»
«Significa smamma bello! O fammi causa pure tu!», aggiunse soddisfatta Tonda incrociando le braccia.
«Causa? E chi ce li ha i soldi?», disse sottovoce mentre si allontanava.

«Signora? Se posso permettermi, in qualità di suo consulente legale le suggerisco di dotarsi di un’arma per la difesa personale.»
«Ah, ma non mi dire…», rispose con una nota di sarcasmo.

Finché morte non ci separi

Qualche sera dopo Stacy aspettò l’ex moglie vicino a casa, e quando fu a pochi passi saltò fuori dall’ombra.

«Oh Cristo! Stacy mi hai fatto venire un colpo! Ma che vuoi ancora?»
«Vieni con me e sali in macchina!», ordinò agitando una mano nella tasca del giubbotto.
«In macchina?», ripeté confusa.
«Ho detto in macchina!», e cercò di liberare la mano dalla tasca a strattoni, riuscendo infine ad estrarre una pistola.
«Ahhh! Stacy, ma che vuoi fare?»
«Sali in macchina!», urlò ancora ripetendo il gesto questa volta con la pistola in vista.
«Ma che succede? Che stai facendo?»
«Sali in macchina cazzoooo! È per questo che litigavamo sempre! Non mi ascolti mai!»

Stacy guidò in silenzio tutta la notte attraverso strade sempre più isolate, tenendola per tutto il tempo sotto tiro.
Tonda pensava al figlio, che sarebbe rimasto solo. Al fatto che da quando aveva vinto la lotteria non gliene era andata una dritta. Non era riuscita a godersi neanche un dollaro e adesso stava per morire in un bosco del Mississippi.

bayou heron bay

Ma la situazione era meno grave di quello che sembrasse.
Anche lei aveva una pistola.
Nascosta nella borsa.
Aspettava con pazienza il momento giusto.

Arrivarono al molo di Bayou Heron Bay.
Un piccolo pontile di legno circondato da alberi e silenzio.

Prima che Stacy potesse iniziare con il repertorio di minacce che aveva provato negli ultimi giorni, il telefono di Tonda squillò.

«Non rispondere cazzo! O ti sparo.»
«Manco da casa da ieri sera, se non gli invento una scusa si insospettiranno» 
«Ah già… Allora… Allora rispondi, ma niente scherzi cazzo! O… O…»
«O mi spari, l’hai già detto» 

Lo guardò per qualche secondo chiedendosi come avesse fatto a sposarlo, poi infilò la mano nella borsa fingendo di cercare il telefono, e con un movimento fulmineo sparò colpendolo al petto.

Lei scappò fuori dalla macchina. Lui la seguì, una mano sulla ferita, l’altra con la pistola.

«Fermati o ti sparo! Cazzo!»
«Lasciami andare, o ti sparo io!»
«Non avresti le palle per spararmi!»
«L’ho appena fatto! Idiota!»

Stacy sentì la testa leggera e si appoggiò ad un albero.

Non riusciva quasi più a metterla a fuoco.
«Vai scappa! Tanto poi… Tanto io… »
E si accasciò a terra.

A quel punto successe l’impossibile.
Tonda aveva l’occasione per salvarsi e liberarsi per sempre di un problema, e invece guardandolo si sentì in colpa.
«Stace… Dai, ti porto in ospedale.»

Stacy sopravvisse. La polizia venne chiamata in ospedale, ma incredibilmente non fu mai incriminato per il rapimento. 
Forse, da quelle parti, rapire la propria ex moglie armati di pistola rientra nelle normali schermaglie coniugali.

Tonda con quel gesto si era guadagnata un posto in paradiso, ma non ancora la pace.
La battaglia peggiore doveva ancora cominciare.

Il conto del sogno americano

Si può scappare dai processi, dai rapitori, pure dagli alieni volendo, ma non dalle tasse.

Ricordate che per tutelare il biglietto lo misero nella 9Mill Inc.?
Spero di sì, è successo poche righe fa.

L’IRS, che è l’agenzia delle entrate statunitense, obiettò che non erano fessi, e che poteva chiamarla come voleva, ma era una donazione ai familiari.
E negli Stati Uniti le donazioni vengono tassate.
Ma poooooooooorc!

facepalm


Tonda fece quello che per lei ormai era una seconda natura: andare in tribunale.
«Buongiorno giudice Robson.»
«Buongiorno Tonda, che succede questa volta?»
«Non mi danno pace, signor giudice»
«Qui veramente c’è scritto che hai fatto dichiarazioni false al fisco…»
«False! Magari un po’ inesatte…»

La donazione ai familiari era stata di 2,4 milioni di dollari, lei aveva dichiarato 0.
Chiesero 771.570 dollari di tasse.
Come avete capito, però, era difficile riuscire a separare Tonda dalla propria vincita.

Le cose si protrassero per molti anni, alla fine dei quali Tonda perse, doveva pagare.
Non si può sfuggire alle tasse.

Ma l’avvocato, con una supercazzola, riuscì a far accettare una tesi: la percentuale doveva essere calcolata in base al valore del momento, e non a quello nominale.
Nel momento in cui aveva creato la società e diviso le quote, c’erano le sue colleghe che richiedevano l’80% della cifra.
Quindi, sostenne l’avvocato, se qualcuno quel giorno avesse voluto comprare il biglietto, quanto l’avrebbe pagato sapendo che quattro stronze erano pronte a litigarselo per vent’anni? 

Molto meno del valore pieno.

Ci avete capito niente?
Nemmeno io, ma la corte fu d’accordo, e scontò il valore della donazione e quindi delle tasse del 48%. 

Questo avvocato si è guadagnato lo stipendio.

E la cosa bella è che le colleghe che le avevano avvelenato la vita con i processi, le fecero risparmiare centinaia di migliaia di dollari di tasse.

La sentenza arrivò il 6 marzo 2012, esattamente 13 anni (meno un giorno) dopo il giorno in cui Edward le aveva lasciato il biglietto come mancia.

Tonda pagò tasse, interessi e penali.
E finalmente poté tenere il resto.

tonda processo

Epilogo

Di Tonda, dopo il 2012, si sono perse quasi del tutto le tracce.
Non ha rilasciato interviste, non ha comprato yacht, non ha organizzato feste a Hollywood, non ha partecipato all’Isola dei famosi.

Ha distribuito buona parte della vincita ai familiari, come aveva sempre detto di voler fare, e si è ritirata.

L’ultima notizia certa arriva dai suoi profili social: oggi Tonda Dickerson lavora come croupier al tavolo da poker del Golden Nugget Casino di Biloxi, nel Mississippi.

Sì, proprio il Mississippi.

Sì, proprio un casinò. Gioco d’azzardo. Quella cosa che in Alabama era illegale, e che le aveva fatto vincere in appello contro le colleghe.

Distribuisce carte. 
Sorride ai giocatori. 

E quando qualcuno vince, insieme alle carte gli passa qualcos’altro.
Il biglietto da visita di un buon avvocato.


Cosa c’è di vero

Tonda Lynn Dickerson, 28 anni, era cameriera al Waffle House di Grand Bay, Alabama, divorziata nel 1997 da un matrimonio violento, ed ha un figlio.

7 marzo 1999: Edward Seward Jr., cliente abituale, le lascia un biglietto della lotteria della Florida come mancia. Jackpot da 10.015.000 dollari in 30 anni, oppure 5.075.961 in contanti.

In Alabama la lotteria è illegale: per questo il biglietto veniva dalla Florida.

Quattro colleghe la citano in giudizio sostenendo un accordo verbale di spartizione. Rivendicavano l’80%, cioè 20% a testa più il 20% a Tonda. La giuria delibera in 45 minuti contro di lei.

In appello la Corte Suprema dell’Alabama (Dickerson v. Deno) annulla tutto: un patto per dividere vincite di gioco è un contratto di gioco d’azzardo, quindi nullo secondo la legge dell’Alabama.

Seward la denuncia nel 2002 sostenendo che gli avesse promesso un pick-up. Un giudice della Mobile County butta fuori il caso.

Pochi giorni dopo, l’ex marito Stacy Martin la sequestra sotto la minaccia di una pistola e la porta al Bayou Heron, un imbarcadero isolato. Lei gli spara al petto. Lui sopravvive. Nessuna incriminazione per nessuno. Tutto vero, incluso il fatto assurdo che non fu incriminato.

9 Mill Inc., S Corporation familiare: esiste, si chiama proprio così.

IRS, avvia una contestazione di gift tax, causa lunghissima, sentenza della Tax Court il 6 marzo 2012.
Tonda perde sul principio (era una donazione tassabile) ma vince sulla valutazione: la corte accetta che il biglietto, in quel momento, valesse molto meno del nominale perché c’erano quattro persone pronte a litigarselo per anni.

Il finale da croupier è una voce considerata vera, ma non documentata.

Gli avvocati, il giudice e tutti i dialoghi sono inventati.

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