Nel 1989, scienziati russi in Siberia perforarono un pozzo profondo 15 km nella crosta terrestre.
Quello che trovarono contraddisse tutto quello che sapevamo sulla composizione del sottosuolo.
La trivella penetrò in una cavità e gli scienziati calarono alcune attrezzature per vedere cosa ci fosse laggiù.
La temperatura era di ben 1100 °C, ma la vera sorpresa fu il suono registrato.
Ottennero solo 17 secondi di audio prima che il microfono si fondesse, ma furono 17 terrificanti secondi di urla dei dannati.
Convinti di aver sentito i suoni dell’inferno, molti scienziati abbandonarono immediatamente il cantiere.
Coloro che rimasero ebbero uno shock ancora maggiore.
Quella stessa notte, una colonna di gas eruttò dal pozzo prendendo fuoco a contatto con l’aria e assumendo quella che secondo molti era la forma di un gigantesco demone alato.
Si dice che i medici abbiano somministrato a tutti i presenti sul posto una dose di sedativo per cancellare la loro memoria a breve termine.
Sembra la trama di un film, ma questo pozzo esiste davvero, ed è ancora oggi conosciuto come il Pozzo dell’inferno.
Cattivi presagi
In piena Guerra Fredda, dopo aver perso la corsa alla Luna, l’Unione Sovietica decise di spostare la gara sottoterra.
L’obiettivo: scavare più in profondità e scoprire per primi cosa c’è sotto.
Inizialmente tutto andò liscio.
La trivella attraversava gli strati di granito, venivano estratti campioni, registrate temperature e ogni dato veniva confrontato con i modelli teorici.
Tutto combaciava.

Finché, a 7.000 metri di profondità, trovarono qualcosa che non doveva essere lì.
«Che cosa sto guardando?» disse il capo progetto D. Mironovich Guberman osservando un campione di carotaggio.
«Un problema», rispose il geologo Yevgeny Kozlovsky, «dovremmo essere arrivati allo strato di discontinuità di Conrad, questo dovrebbe essere basalto, ma invece c’è solo granito!»
«Quindi i nostri modelli sono completamente sbagliati, anche i sismografi…», disse pensieroso.
«A questo punto non abbiamo idea di cosa ci sia là sotto, che facciamo?»
Chiuse gli occhi massaggiandosi le palpebre per qualche secondo.
«Non diciamolo a nessuno.»
Non fu l’unica incongruenza con i modelli ufficiali.
Avevano trovato rocce impregnate d’acqua ad una profondità dove non poteva esistere.
Troppa pressione, troppo calore.
Eppure era lì.
Un piccolo dettaglio, certo.
Ma sufficiente a dimostrare che i modelli teorici fossero sbagliati.
Nel 1983 raggiunsero la profondità di 12.000 metri.
Avevano superato da un pezzo i record statunitensi, ma ci fu poco da festeggiare.
Migliaia di metri più sotto, la colonna di perforazione si era contorta e staccata.
Anni di lavoro erano andati sprecati, ma riuscirono a deviare la sonda e a scavare un ramo parallelo.
Nel 1989 raggiunsero la profondità massima di 12.262 metri.
Il punto più profondo raggiunto dall’umanità.
Più profondo di quanto sia alto il monte Everest.
Se qualcuno fosse caduto nel pozzo, avrebbe impiegato 4 minuti per raggiungere il fondo.
Una distanza incomprensibile per una mente umana.
Un Mironovich, molto invecchiato e provato, stava rivivendo una scena ormai fin troppo familiare.
«Che cos’è questa volta?»
«Fossili.»
«Fossili?» L’espressione passò dal fastidio alla sorpresa. «Ok, mi hai stupito sul serio.»
«Invece io non mi stupisco più di niente ormai. E c’è un’altra cosa.»
«Ancora?»
«La temperatura. È molto più alta di quanto ci aspettavamo. I macchinari non riescono a procedere. Che facciamo?»
«Il solito.»

La versione ufficiale dice che, poco dopo, i trivellamenti vennero interrotti e il pozzo sigillato. L’intero progetto venne smantellato, e gli scienziati furono posti sotto il regime di segretezza dell’URSS.
La verità non ufficiale
L’intervento del KGB riuscì a mantenere il segreto, ma alcuni documenti vennero contrabbandati e finirono per diffondersi fino negli Stati Uniti, dove nel 1990 vennero resi pubblici dal Trinity Broadcasting Network, una tv privata del sud della California.
Il pastore J. Schambetch fu il primo a parlarne.
La notizia venne presa immediatamente con scetticismo, ma lui zittì tutti producendo la prova dell’audio registrato.
Una grotta immensa a 15 km di profondità, con temperature superiori a quelle di una colata di lava, e da cui provengono urla umane.
Con tutto lo scetticismo del mondo, cosa poteva essere?
Ancora però qualcuno tentò di sostenere che si trattasse solo di un fenomeno di pareidolia uditiva, e che fosse solo del gas fuoriuscito dal pozzo.
Lo stesso gas avrebbe potuto spiegare l’allucinazione.
Certo, ma tutti avrebbero allucinato la stessa cosa?
Per di più c’era anche una rivista norvegese che forniva una versione identica dei fatti.
La notizia si diffuse attraverso tutti i network cristiani.
La verità più divertente
In realtà la storia aveva parecchie discrepanze, e niente di concreto per sostenerla, al punto che venne debunkata da altre riviste cristiane, come Christianity Today e Biblical Archaeology.
Che sembrano robe a cui si abbonerebbe solo Ned Flanders.
Intanto non c’è traccia di testimoni o riferimenti a demoni alati da nessuna parte.
In compenso, c’era un articolo apparso qualche mese prima su Science Magazine che parlava di come europei e russi avessero superato gli americani nella perforazione di pozzi superprofondi.
Questa potrebbe essere stata la base di realtà, a cui poi è stata aggiunta la parte sull’aver trovato l’inferno.
Schambetch era un televangelista di quelli che si vedono solo nei film americani.
Guariva i finti malati con la fede e proponeva una sua visione della religione fortemente basata sulle donazioni dei fedeli.
Una piccola bugia in più che cosa poteva essere mai?
Mica si va all’inferno!
È la dimostrazione che non c’è bisogno di internet per far circolare una bufala.
Il dettaglio migliore viene adesso.
La storia dopo il trambusto iniziale passò un po’ in secondo piano, sia perché erano successe cosucce come la caduta dell’URSS, sia perché bisogna spostare l’attenzione sempre su cose nuove come nei social.
Però, a un certo punto, tornò a fare notizia.
Perché avevano trovato i testimoni?
No.
Perché c’era stata una smentita ufficiale?
Nemmeno, ma molto molto meglio.
Il porno venuto dall’inferno
Qualcuno, rimasto anonimo, ascoltando l’audio in un programma tv lo riconobbe al volo.
Era distorto, ma era inequivocabilmente l’audio di una delle sue cassette porno.
La cercò, la riguardò.
Due o tre volte, per sicurezza.
Era identico.
Non erano voci di dannati, ma di gente che se la stava passando molto meglio.
La notizia si diffuse nuovamente e fu inarrestabile.
Questo ci porta ad A:
Il pastore aveva falsificato la notizia e l’audio.
Nessuno si stupì di questo.
Ma per farlo aveva usato una cassetta porno, probabilmente della sua collezione privata!
Avrebbe potuto coinvolgere un gruppo di fedeli, registrare l’audio e via, ma invece, mentre si sollazzava con una delle sue cassette, disse “Ecco! Questo è l’audio perfetto!”
Non è una bella scena, ma me lo vedo.
Ma questo ci porta anche a B:
Un tizio dedito all’onanismo olimpionico, ascoltando distrattamente 17 secondi di audio distorto, era riuscito a risalire alla cassetta corretta.
Roba che nemmeno l’Uomo Gatto a Sarabanda!
Ma quante volte al giorno le guarda?
E se ne vanta pure!
La verità più noiosa
Ma il pozzo di Kola esiste davvero?
Siiii! E può essere ancora visitato!
Anche se, trovandosi in Russia, magari eviterei di andarci adesso.
Ma rimarrete delusi se vi aspettate qualcosa di epico, perché quello che rimane è solo un tappo di 20 cm conficcato a terra.

Quello che non esiste è l’audio del porno e l’esperto di mugolii.
E quindi l’audio dell’inferno esiste?
Si.
No.
Aspetta, fammi ripartire dall’inizio.
Tocca fare il debunking del debunking.
La bufala versione 1 nasce nel 1989 da una newsletter cristiana californiana chiamata Jewels of Jericho, pubblicata da ebrei messianici.
Prendiamoci un secondo per soffermarci sul fatto che ci siano degli ebrei che venerano Gesù e gestiscono una newsletter per cristiani.
È una storia teologicamente complessa.
Non mi sembra il momento storico adatto a fare battute su questo argomento, ma ce n’è almeno un paio.
Questi tipi leggono Science Magazine, e questo è già un colpo di scena, trovano l’articolo sulle trivellazioni scientifiche e si lasciano trasportare dall’immaginazione.
La notizia si diffonde tra gli ambienti cristiani, e dalla California arriva a una newsletter finlandese (Vaeltajat), poi un giornale finlandese (Ammennusastia), poi con un pallonetto del televangelista texano Schambetch passa alla Trinity Broadcasting Network in California, che la trasmise in TV con il titolo “Scientists Discover Hell“.

In questo momento la storia comprende “solo” degli scienziati russi che sbucano all’inferno. Senza troppi dettagli.
Niente audio.
Niente demone alato.
Niente KGB che cancella la memoria.
Una bufala ancora giovane.
Quasi innocente.
I norvegesi sono famosi per il senso dell’umorismo
Un insegnante norvegese, Åge Rendalen, vide il servizio della TBN durante una visita negli USA e rimase colpito dalla credulità americana.
Dato che era un tipo allegro, come tutti i norvegesi, decise di fare lo scherzone.
Tornato in Norvegia, prese un articolo locale su un ispettore edile e scrisse una storia sul pozzo, spacciandola per traduzione in inglese.
Ma decise di renderla un po’ più piccantina.
Questa era la bufala versione 2, l’espansione, il DLC.
Aggiunse la storia della registrazione delle urla dei dannati, un’apparizione demoniaca, una nube animata, scritte in russo antico nel cielo e agenti del KGB che somministrano farmaci per cancellare la memoria come in un prequel alla vodka di Men in Black.
Mancava solo Pippo Baudo ad annunciare Satana come superospite di Domenica.
Mandò entrambi i testi, l’originale e la “traduzione”, alla TBN, includendo il suo vero nome, il numero di telefono e quello di un amico pastore pronto a smentire chiunque chiamasse.
TBN non verificò nulla e mandò in onda la storia come prova.
«È un gesto divino! È stato il Signore a mandarlo!»
No, era stato il signor Rendalen.
Dell’audio vero e proprio non ce n’era traccia, faceva solo parte del mito.
La storia non ne aveva bisogno in fondo, circolava da sola alla grande su tutti i network di ammiocuggino, e andava a braccetto con ufo e Bigfoot.
Fino a quando…
Allegato: inferno.mp3
Poi molto dopo, nel 2002, uno spettatore della trasmissione radio Coast to Coast AM mandò al conduttore Art Bell una mail con un file audio, spiegando che apparteneva a un suo zio deceduto e appassionato in vita di occulto, e che originariamente l’avesse ottenuta da un amico che lavorava alla BBC, che a sua volta l’aveva ricevuta da boh… l’uomo che fuma di X-Files probabilmente.
Qui siamo alla bufala versione 3.
Se non conoscete Coast to Coast AM, dovete scoprirla assolutamente.
È una trasmissione dedicata a qualsiasi forma di complottismo e minchiata, dove chiunque può chiamare e raccontare di aver visto un alieno, un fantasma, uno gnomo armato di ascia tutti e tre durante lo stesso barbecue in giardino.
Praticamente come un qualsiasi programma di Giacobbo, ma ancora meno serio.
E in inglese.
La storia ripartì, caricandosi di altri dettagli, solo che qualcuno, ascoltando l’audio, si rese conto che era tratto dal film horror italiano del 1972 Baron Blood di Mario Bava.
Recuperate anche questo: è un filmone gore come non ne fanno più nemmeno all’inferno.

La storia del pastore con la collezione di porno viene creata successivamente, perchè… perchè… è molto più figa dai.
A distanza di anni la gente si dimenticò del dettaglio del film e si lasciò trastullare da quello del pastore erotomane.
E questa è la bufala versione 4 che circola ancora oggi come definitiva.
È una storia virale che si rigenera per 35 anni adattandosi ai tempi e al pubblico, perché una storia deve essere bella prima di tutto, poi se è anche vera, meglio.
Ma non è necessario.
Spoiler: non era l’inferno
Yevgeny Kozlovsky non era un geologo addetto agli scavi ma un ministro.
I fatti non si svolsero nella suggestiva Siberia, ma al confine con Norvegia e Finlandia, luogo scelto per le sue caratteristiche geologiche.
12.262 metri invece che 15 km per fare cifra tonda.
Che è comunque tantissimo, ma evidentemente non abbastanza per una leggenda urbana.
All’epoca c’era una certa segretezza dovuta alla stessa natura dell’URSS, ma il progetto era un’operazione propagandistica, e le informazioni vennero condivise con molti scienziati, proprio a dimostrazione della superiorità scientifica sovietica.
È vero che trovarono fossili, ma di organismi unicellulari, non dinosauri, ed è vero che nessuno si aspettava di trovarli a quelle profondità.
Com’è vero che non si aspettavano di trovare acqua o temperature così alte.
“Appena” 180° C, non 1100° C.
Che è tantissimo se devi lavare i colorati, ma pochissimo per un girone infernale.
I modelli erano sbagliati e vennero corretti proprio grazie a queste scoperte.
Era roba grossa.
Almeno per i geologi.
Cioè… È gente che di mestiere passa la vita a guardare i sassi.
Allo stesso Guberman, molti anni dopo, venne chiesto se esistesse veramente l’audio dei dannati.
Lui rispose molto imbarazzato che non ne sapeva niente.
Cosa c’è di vero
Il pozzo di Kola esiste veramente.
Profondità massima 12.262 m nel 1989, record ancora imbattuto per profondità verticale reale.
Più profondo di quanto sia alto l’Everest.
Non in Siberia ma sulla penisola di Kola, al confine con Norvegia e Finlandia.
A ~7.000 m niente basalto, solo granito metamorfico fratturato: la discontinuità di Conrad non c’era ed è la scoperta più importante del progetto.
Acqua libera a profondità dove i modelli la escludevano.
Microfossili di organismi unicellulari (plancton, ~24 specie) a ~6,7 km.
Temperatura ~180 °C invece dei ~100 °C previsti, ed è il motivo per cui si fermarono.
Rottura della colonna di perforazione e ripartenza con un ramo deviato.
Oggi resta un tappo metallico saldato di circa 20 cm su un sito abbandonato. Potete visitarlo, se vi piacciono i tappi.
Catena della bufala: Jewels of Jericho (ebrei messianici, California, 1989) -> Vaeltajat (newsletter finlandese, luglio 1989) -> Ammennusastia -> predicatore texano -> TBN, servizio “Scientists Discover Hell”.
Åge Rendalen: insegnante norvegese, vide il servizio TBN negli USA, mandò un articolo locale su un ispettore edile con finta traduzione, incluse nome vero, telefono suo e di un amico pastore. TBN non verificò nulla e mandò in onda. Tutto documentato.
Coast to Coast AM di Art Bell: un ascoltatore manda l’audio dicendo di averlo avuto dallo zio defunto, che l’aveva da un amico della BBC. Vero, praticamente parola per parola. Audio riconducibile a Baron Blood (1972, Mario Bava).