La storia di Maria Theresia Walburga Amalia Christina von Habsburg, per gli amici Maria Teresa d’Austria, è molto interessante.
A soli 28 anni era già diventata arciduchessa regnante d’Austria, regina apostolica d’Ungheria, regina regnante di Boemia e di Croazia e Slavonia, duchessa regnante di Parma e Piacenza, duchessa regnante di Milano e Mantova e inoltre granduchessa consorte di Toscana e imperatrice consorte del Sacro Romano Impero.
Ok, partiva un po’ avvantaggiata per il fatto di essere la figlia dell’imperatore Carlo VI d’Asburgo.
Fu una delle sovrane più capaci della storia europea.
Riformò l’esercito, modernizzò l’amministrazione, e tenne insieme un impero che si stava sgretolando.
Dovette sfidare pregiudizi sull’essere donna, alimentati anche dall’aver obbligato i sudditi a guardare commedie romantiche.
Comunque niente in confronto all’aver partorito 16 figli.
Dico, 16.
Nemmeno gli Amish quando hanno il fine settimana libero.
Ma le storie di successo non sono divertenti, quindi parleremo dei fallimenti del figlio Giuseppe II.
Giuseppe Benedetto Augusto Giovanni Antonio Michele Adamo d’Asburgo-Lorena
Di positivo su di lui si può dire che era sempre puntuale, per il resto non ne azzeccò una, specie in politica estera.
Era considerato un incapace dai suoi sudditi, dal suo esercito, e anche dalle nazioni straniere.
Passò la vita ad introdurre riforme, che dopo la sua morte vennero ripristinate allo stato precedente.
Considerando che aveva il potenziale da regnante di un impero, il suo lascito nella storia fu praticamente nullo.
Lui stesso scrisse l’epitaffio per la propria lapide:
“Qui giace Giuseppe II, colui che fallì qualsiasi cosa che intraprese”.
Spero che qualcuno lo abbia abbracciato.
Guerra della marmitta
È ricordato per la Guerra della marmitta (nel senso di pentolona), il secondo episodio bellico più ridicolo dell’intera storia umana.
La flotta austriaca si presentò alle porte delle Province Unite Olandesi, allo scopo di intimidirle.
Gli olandesi mandarono una sola barchetta, che sparò un solo colpo colpendo una marmitta con cui stavano cucinando un banchetto per l’ammiraglio.
La flotta austriaca si arrese.
E se questo è il secondo episodio più ridicolo, quale sarà quello in cima alla classifica?
E perché di nuovo Giuseppe II?
Guerra austro-turca
Convinto da Caterina la Grande della debolezza dell’impero ottomano, Giuseppe si affiancò alla Russia nella guerra contro i turchi, con l’obiettivo di espandere ad est l’impero.
Le cose si complicarono velocemente.
Nel settembre 1788 l’esercito austriaco, composto da 100.000 soldati e guidato proprio dal mitico Peppe, si ritrovò vicino alla fortezza di Karansebes, nell’attuale Romania.
Un esercito così multietnico che sembrava il cast di un film Disney.
Quella stessa notte subirono 10.000 perdite, il nemico zero.
Quale fu il segreto di una superiorità tanto schiacciante?
Semplice: i turchi non erano presenti nella battaglia contro i turchi.
Erano a due giorni di marcia, ma gli austriaci non potevano saperlo senza una ricognizione, quindi dopo aver fatto accampare l’esercito vicino al fiume Timis, venne inviata in avanscoperta la cavalleria leggera degli ussari.
Gente fumantina sempre vestita in maniera vistosa, con pellicce e cappelli strani come a carnevale.
Guadarono il fiume e si addentrarono nei boschi, ma non trovarono nessun turco.
In compenso trovarono una carovana di Valacchi Roma.
I quali vedendosi circondati da un esercito di gente strana, andarono un attimino in ansia, e cercarono di accattivarseli con l’alcol.
Probabilmente lo schnapps, una specie di grappa di frutta, che può raggiungere una fantozziana percentuale d’alcol del 50%.
Ci vedi le madonne, altro che turchi.
«Sciau belu! Vieni qua, apro botilia presento familia», fece il capo sudando freddo e sfoggiando il più ampio sorriso possibile.
In un primo momento gli ussari furono restii ad accettare, temendo che fosse una trappola, poi videro le donne, guardarono di nuovo i barilotti d’alcol, si voltarono indietro in direzione dell’accampamento che appariva lontanissimo, e dissero in coro: «Ma chi se ne frega dei turchi! Facciamo solo un goccio però che siamo in servizio»
Prima di potersene rendere conto, erano già ciucchi, e chi poteva ancora reggersi in piedi correva nudo dietro alle donne del campo.
Chi non beve in compagnia è un turco o una spia
Nel frattempo all’accampamento austriaco cominciarono a preoccuparsi.
Ma com’è che non tornano?
Sarà successo qualcosa?
Un’imboscata?
Ma dai! Mandiamo un’altra infornata di soldati a controllare!
E venne inviato un reparto di fanteria, altrettanto fumantino.
Giunti anche loro sul posto, si trovarono davanti ad un capitolo apocrifo del Decameron.
Un ussaro vedendoli sollevò la bottiglia e li apostrofò con «Guardate! È arrivata la cavalleria! Ah no, siamo noi la cavalleria! Ahahahaha!» e collassò all’indietro perdendo i sensi.
Il capitano della fanteria, vedendo questa scena, cominciò a ribollire dalla rabbia.
Sguainò la spada ed urlò a tutto il campo «Vi abbiamo mandato in avanscoperta, e invece vi siete imboscati per bere ed andare a donne? E non ci avete avvisati? Che amici siete? Passate quelle bottiglie! Caricaaaaaaaaaaaa!»
Contemporaneamente il capitano degli ussari ordinò «Proteggete lo schnapps ad ogni costo! Viuleeeeenzaaaa!»
E venne creata una palizzata attorno ai barilotti.
«Cossa diavolo fàlo sti mati», disse Bepi, che non parlava una parola di tedesco e, come metà dei suoi compagni, giustamente non aveva capito niente di cosa stesse succedendo.
C’è da dire che fino a quel momento, ancora ancora, era una storia simpatica da raccontare nelle osterie.
Ma ci mise pochissimo a degenerare.
Immaginate.
Uomini armati, nervosi e ubriachi.
Qualcuno più nervoso degli altri sparò un colpo di fucile, e tutti gli altri lo seguirono.
Ne nacque una battaglia.
Per lo schnapps.

Ad un certo punto, Bogdan, che era anche il più spiritoso del gruppo, urlò «Turci! Turci!» per scherzare.
Gli ussari scapparono da tutti i lati lasciando le bottiglie incustodite.
Anche il resto della fanteria, nel dubbio, si disperse temendo di essere stato circondato.
Nel buio del bosco ognuno era convinto che il soldato accanto fosse un turco travestito da austriaco, e per non sbagliare, gli sparava contro.
In tutto questo, i rom della carovana, senza aver fatto niente, si erano visti circondati, depredati e adesso si trovavano in mezzo a una sparatoria.
E nessuno di loro si spiegava come avessero fatto le circostanze a degenerare così velocemente.
Mamma li turchi!
Gli scontri crebbero a tal punto che furono uditi dall’accampamento austriaco, mettendolo in allarme.
Le sentinelle urlarono «Mama, die Türken!» pensando giustamente di essere sotto attacco, svegliando i soldati e scatenando il panico.
Sentendo le urla dall’accampamento, sia gli ussari che la fanteria si guardarono e si resero conto della cazzata che stavano combinando in una zona brulicante di nemici.
Salutarono una ad una tutte le bottiglie e si precipitarono verso l’accampamento.
Ora immaginate di essere un soldato circondato da turchi.
Hai marciato tutta la giornata con la tensione a mille, finalmente ti fermi per riposare un poco e ti svegliano di colpo perché siete sotto attacco, metti la testa fuori dalla tenda mentre cerchi di riprendere conoscenza ed allacciare i pantaloni, e ti vedi spuntare dai margini del bosco, appena illuminati dalla luna, un reparto di fanteria ed uno di cavalleria.
Che fai?
Intanto cominci a sparare, poi eventualmente chiedi.
Dall’altra parte.
Sei un ussaro, hai sentito le urla, pensi che i turchi siano già dentro l’accampamento, e ti vedi sparare.
Che fai?
Intanto rispondi al fuoco, poi eventualmente chiedi.
Dall’accampamento, che era ormai sveglio ed operativo, cominciarono a sparare anche cannonate.

Andarono avanti assediandosi a vicenda, fino a quando qualcuno riconobbe il costume da carnevale degli ussari, capì che qualcosa non andava, e cercò di dare l’ordine di fermarsi.
Solo che era tedesco.
In altre circostanze non sarebbe un problema, ma in quella specifica, iniziò ad urlare «Halt! Halt! Halt!»
Che all’orecchio di tutti quelli che non parlavano tedesco, arrivò come «Allah! Allah! Allah!», e anche quelli barricati nell’accampamento si convinsero che i turchi fossero già entrati, e presero a spararsi fra di loro da una punta all’altra.
Ma com’è possibile un equivoco del genere?
Non che finora ne siano mancati.
L’esercito austriaco era composto da austriaci ovviamente, ma anche da tedeschi, francesi, polacchi, rumeni, cechi, serbi, croati e italiani.
Sì, siamo ovunque.
La sua magia era che nessuno capiva una sola parola nella lingua degli altri.
Anche Giuseppe II tentò di riportare l’ordine, montò su di un cavallo, che però scosso dalle cannonate si lanciò al galoppo e si tuffò nel fiume vicino.
Con ancora Peppe II in sella.
Dovettero ripescarlo come un salmone.
Un ufficiale entrò nella sua tenda per aggiornarlo, e non trovandolo diede l’allarme: i turchi si erano pure rapiti l’imperatore.
Aggiungiamo caos al caos, scopriamo se esiste un limite.
Intanto l’esercito imperiale continuava a farsi onore sul campo di battaglia.
Contro se stesso, ma vabbè.
Reparti di fanteria caricavano altri reparti di fanteria.
La cavalleria caricava qualunque cosa si muovesse.
L’artiglieria, sentendo spari e urla provenire da ogni direzione, decise saggiamente di bombardare un po’ ovunque, così, per sicurezza.
Nel buio della notte, tra cavalli imbizzarriti, ufficiali che urlavano ordini in cinque lingue differenti e soldati ubriachi di schnapps, nessuno aveva la minima idea di cosa stesse succedendo.
Ma tutti erano assolutamente certi di una cosa.
I turchi erano ovunque.
Dopo sbornia
Giunta l’alba, si resero conto di cosa fosse accaduto.
Per ricostruire le dinamiche, venne interrogato un barbuto fante italiano che aveva preso parte all’assedio dello schnapps.
Spiegò: «Avevo trovato lavoro come fante a quel tempo. Era un ambiente duro, difficile: l’unico amico fidato era il fucile. Si viveva ammassati, a marciare e marciare dalla mattina alla sera. E così la domenica sera siamo scesi alla carovana rom e… tra una bottiglia e una baldracca, una baldracca e una bottiglia, insomma, ci è scappata la rissa… sa come succedono certe cose, lo sa, no?»
«No! Io sono calvinista! E non bevo!» rispose risentito l’ufficiale austriaco.
«Certo, ti pareva…» fece rassegnato passandosi la mano sulla faccia.

Alcune cronache affermano che contarono ben 10.000 morti.
Una perdita grave, il 10% dei sopravvissuti alla campagna militare persi in una sola notte.
Ma il problema non era solo dei soldati persi, ma di quelli rimasti, che rendendosi conto di essere comandati da degli idioti cominciarono a porsi delle domande.
Quando due giorni dopo i turchi si avvicinarono davvero, Giuseppe capì che l’esercito non era dell’umore giusto per uno scontro, e decise di ritirarsi di qualche chilometro.
I turchi a loro volta, arrivati sul posto, videro i cadaveri maciullati in giro, si guardarono in faccia e si chiesero: «Ma se non li abbiamo uccisi noi, o per assurdo si sono sparati da soli, o c’è un altro esercito in giro».
Il rasoio di Occam era spietato, solo che non era stato tarato sull’idiozia umana.
Nel dubbio conquistarono Karansebes.
L’episodio fu talmente imbarazzante che venne seppellito negli annali militari e riscoperto solo dopo 40 anni per caso.
La guerra proseguì, ma fu annullata a causa di un fuorigioco di Svezia e Prussia.
Venne riprogrammata alla prima data utile.
Da li a qualche anno il Sacro Romano Impero crollerà definitivamente e si sfalderà in tante nazioni indipendenti che si faranno guerra a vicenda per i secoli a venire.
Fun fact
A tutt’oggi gli storici non sono sicuri che i fatti siano andati così, e addirittura nemmeno che siano realmente avvenuti.
Forse per l’imbarazzo generato dall’episodio, venne riportato ufficialmente solo 46 anni dopo da una pubblicazione francese, che probabilmente teneva più a ridicolizzare gli austriaci che all’accuratezza storica.
In fondo, all’epoca, per sminuire l’Austria e per il risentimento delle nazioni fuoriuscite dall’impero, gli austriaci venivano rappresentati in Europa come i cugini scemi dei tedeschi.
L’episodio venne poi ripreso da pubblicazioni di altre nazioni avverse all’Austria, che raccontarono gli eventi di seconda e terza mano, di volta in volta aggravandone il numero di perdite e l’incompetenza dell’esercito, a favore della propaganda.
Tra le fonti austriache esiste un riferimento ad un caso di fuoco amico durante una ritirata, ma niente di così ridicolo.
La vera tragicità di questa storia è che, vera o falsa, non facciamo fatica a crederci.
La battaglia di Karánsebes è veramente avvenuta?
Forse. La storicità è incerta: nessuna cronaca contemporanea la riporta, e il primo resoconto scritto arriva nel 1831, oltre quarant’anni dopo, su una rivista militare austriaca. Ottime probabilità che qualcosa sia successo, meno che sia successo così.
Reali sono la cornice e i protagonisti. Maria Teresa ebbe davvero 16 figli. Giuseppe II fu davvero un riformatore fallimentare, e l’epitaffio che si scrisse da solo — “qui giace un sovrano che non riuscì in nessuno dei suoi progetti” — è autentico.
Nel settembre 1788, durante la guerra austro-turca, un esercito asburgico di circa 100.000 uomini guidato da Giuseppe II si accampò presso Karánsebes, nell’attuale Romania. Era davvero un’accozzaglia di austriaci, tedeschi, cechi, francesi, serbi, croati, italiani, polacchi e rumeni che non si capivano tra loro. Gli ussari mandati in avanscoperta trovarono davvero dei rom che vendevano schnapps invece dei turchi, e da lì, secondo il racconto, la lite sull’alcol, il panico, l’Halt scambiato per “Allah!” e il fuoco amico nel buio. I turchi arrivarono due giorni dopo e presero la città senza combattere.
Il numero dei morti è la parte più gonfiata: le fonti vanno da 150 a 10.000. Diecimila è la cifra della propaganda ottocentesca, ripresa e ingigantita da ogni nazione che aveva interesse a dipingere gli austriaci come i cugini scemi dei tedeschi. Le stime prudenti parlano di poche centinaia.
La “guerra della marmitta”, i dialoghi, Bepi e Bogdan, il cavallo di Giuseppe che si tuffa nel fiume e il Bud Spencer fante italiano intervistato la mattina dopo sono invenzioni narrative.