A tutti è venuta voglia, almeno una volta nella vita, di truffare una banca.
Thérèse Humbert ci riuscì.
Per oltre 20 anni visse nel lusso grazie ad una cassaforte vuota.
Non era un talento improvvisato.
Thérèse era cresciuta in una famiglia dove mentire non era un vizio: era una tradizione.
Una dinastia di truffatori
Il padre Guillaume-Auguste Daudignac, ufficialmente un produttore di vino nella Francia del 1800, professava la nobile arte della truffa.
Tanto nobile che decise di cambiare il cognome in d’Aurignac, per dare l’impressione di appartenere ad una casata importante.
Il suo capolavoro fu convincere i creditori di essere il figlio perduto di una nobildonna, che gli aveva lasciato in eredità una fortuna.
Gli prestarono altro denaro.
Perché viviamo in un mondo meraviglioso.
Aveva anche altre qualità, eh!
Ad esempio, il potere di convincersi di essere un alchimista e di poter controllare il meteo.
Un dettaglio che non ridusse la fiducia dei suoi investitori.
Da cameriera a signora Humbert
Thérèse, seguendo le orme del padre, sarebbe potuta diventare una truffatrice o una fattucchiera.
Scelse la prima.
E infatti, fin da bambina sapeva cosa sarebbe voluta diventare da grande: ricca.
A tal fine, si dedicò da subito a piccoli raggiri insieme alle amiche.
«Ok, adesso mettiamo in comune i gioielli, così facciamo credere di essere benestanti, e ci becchiamo un riccone l’una!»
Continuò così con un crescendo di piccoli colpi, ma quello che le cambiò la vita fu il colpo di fulmine.
Nel 1878, all’età di 22 anni, fu assunta come cameriera presso la casa di Gustave Humbert, sindaco di Tolosa e procuratore alla Corte dei Conti.
Qui conobbe il figlio Frederic, un giovane e promettente avvocato.
Lo vide nella grande casa di famiglia, sul calesse, tra i salotti e i gioielli, e se ne innamorò all’istante.
Ed anche un po’ di Frederic.

Lui rimase ammaliato dalla sua personalità; lei gli fece credere l’impossibile e poi tutto il resto.
«Sai? La mia famiglia è nobile e ricca! Vuoi vedere i miei gioielli?» gli disse mentre piegava la biancheria pulita.
Non si chiese come mai una donna così ricca facesse la cameriera a casa sua.
Diciamolo, Frederic non era sveglissimo.
La cosa interessante è che erano pure cugini.
Non che fosse uno scandalo, perché all’epoca si usava sposarsi tra parenti.
Però in qualche modo dovevano conoscersi, dovevano sapere che era una famiglia di cazzari.
Ma niente.
Si sposarono, nonostante le proteste del padre di Frederic.
E si trasferirono a Parigi, dove il marito si rivelò subito un uomo dalle tante passioni, ma tra le quali non figurava quella per il lavoro .
Essendo un grandissimo debosciato, oltre che furbo quanto il più alto dei fratelli Dalton, fu Thérèse a trovare il modo di portare a casa la baguette.
«Amorino, per fare soldi, servono soldi. Giusto?»
«Boh… Non saprei… Così su due…»
«E i soldi si trovano?…»
«Si trovano…»
«In banca, amorino.»
L’impiegato in banca era preparato sull’argomento, ma avanzò dubbi su altri dettagli.
«Quindi, sta chiedendo un prestito ingente, ma che garanzie ci propone?»
«Un castello!»
«Un castello?» fece sorpreso l’impiegato.
«Abbiamo un castello?» chiese ancora più sorpreso Frederic.
«Ma sì, non ricordi? Lo Château de Marcotte. Quello lasciato a mia madre dal suo amante.»
«Ma non era tuo padre quello che aveva ereditato da…»
«Amorino, guarda che non ti porto più in banca.»
Riuscì a farsi prestare dalla banca una cifra scandalosa, anche grazie alla garanzia offerta dal buon nome della famiglia Humbert.
Con i soldi del finto castello presero in affitto un vero castello!
«Scusa, tesoro, non capisco. Ma se abbiamo già un castello, perché dobbiamo affittarne un altro?»
«Ecco, bravo amorino, continua a non capire.»

Per un paio d’anni tirò avanti così: piccoli raggiri, nuovi prestiti e bugie abbastanza grandi da coprire quelle precedenti.
In qualche modo, funzionava.
«Tesoro, finalmente ho un nuovo cliente! Il signore Maurice Dubois. E’ di la nello studio, vuoi venire a fare gli onori di casa?»
«Amorino, hai detto Dubois? Alto, stempiato, zoppica ed è stato truffato la settimana scorsa da una giovane donna?»
«Tesoro, sei un portento! Come hai fatto a capire tutte queste cose?»
«Eeeee… Dai tuoi baffi!»
«I miei ba…»
«Oh! Che improvviso giramento di testa! Devo subito ritirarmi in camera per qualche ora!»
Sì, funzionava, ma non poteva durare ancora a lungo, serviva qualcosa di più grande, qualcosa di definitivo.
L’occasione si presentò quando, nel 1881, il padre di Frederic venne nominato Ministro della Giustizia.
Crawford m’è padre a me
Thérèse si “ricordò” proprio in quel momento che un paio di anni prima, viaggiando in treno, aveva sentito un uomo sofferente nello scompartimento accanto.
Si era arrampicata fuori dal finestrino e, aggrappandosi alle sporgenze del treno, aveva raggiunto lo scompartimento dell’uomo.
Issandosi dentro, lo aveva trovato disteso a terra in preda ad un attacco di cuore.
Gli fece annusare dei sali, e quando si riprese, si sistemò la camicia e si presentò.
Era il milionario statunitense Robert H. Crawford!
Un tipo allegro ed eccentrico, ma soprattutto generoso, di salute cagionevole e imbottito di soldi.
Promise a Thérèse eterna riconoscenza.
«Tesoro, ma quando è successo? Io non me lo ricordo.»
«Amorino, ti ho detto tante volte di farti i fatti tuoi. Vero?»
Ora, prima di andare avanti, lasciatemi sottolineare un dettaglio.
Esisteva veramente Crawford?
No, se l’era inventato.
All’epoca non c’era Google, nemmeno AltaVista, ed era complicatissimo ottenere informazioni su qualcuno dall’altra parte del mondo.
E quindi era impossibile scoprirlo?
Nemmeno.
Bastava mandare un telegramma.
Costava parecchio, ma nel giro di qualche giorno qualcuno da New York ti rispondeva.
Bastava niente per sgamarli.
Ma vuoi che proprio la nuora del Ministro della Giustizia sia una truffatrice?
Ma dai!
Sarebbe assurdo!
È molto più probabile che si arrampichi sui treni in corsa, dai!
Non smise più di raccontare questa storia e, per pura coincidenza, un mese dopo arrivò la notizia della morte del povero Crawford e, insieme a essa, anche quella dell’eredità.
Tutta a lei.
Praticamente, Thérèse, nel giro di pochi anni, era passata da cameriera a benestante e ora a milionaria.
Una favola in attesa di un film Disney.
Truffarella.
La cassaforte
Ok, era milionaria, ma c’era un piccolo problema: i nipoti statunitensi di Crawford.
Erano in possesso di una copia precedente del contratto e volevano far invalidare quella di Therese.
Finché questa bega legale non fosse stata risolta, l’eredità sarebbe rimasta bloccata.
Per via epistolare, Thérèse riuscì a convincerli a rinunciare all’eredità in cambio di 6 milioni di franchi e della mano della propria sorella concessa in sposa al più giovane dei nipoti.Accettarono, salirono su un transatlantico e arrivarono a Parigi per chiudere l’accordo.
Ma l’accoglienza non fu delle migliori.
Strano, i parigini sono famosi per essere accoglienti.
Tornarono in America e aprirono una causa infinita per rivendicare tutto.
I documenti che provavano tutto, testamento compreso, erano custoditi nella cassaforte in uno degli appartamenti parigini di Thérèse.
A causa dei procedimenti legali, la cassaforte era stata sigillata da un notaio.
Sarebbe stata aperta solo a causa risolta.
Siete ancora con me? Ve lo ricordate che sono tutte cose inventate?
È avvincente però.
Se aggiungiamo, che nella sua narrativa, il padre era figlio illegittimo di un nobile, e che la madre era stata amante di un uomo ricchissimo che le lasciò un castello in eredità, siamo ai livelli di trama di una commedia di De Filippo.
La storia piacque subito al pubblico e non ci fu un francese che non si schierò dalla parte di Thérèse.
In fondo, la nuora di un ministro, legittima erede di una fortuna, che tratta male dei non francesi, e per di più cafoni.

Le grand plan
Fortunatamente c’era un modo per uscire da questa situazione: cedere ai nipoti 6 milioni e tenersi il resto dell’eredità.
Solo che Thérèse una cifra del genere non ce l’aveva.
«Signore banche, non è che potreste prestarmeli voi?»
«È una cifra ridicola!»
«Ma se volete, io ve li restituisco a tassi da strozzinaggio…»
«Parliamone»
Immediatamente banchieri, finanzieri e industriali fecero a gara per prestare soldi agli Humbert, certi di riprenderli a breve insieme a interessi stellari.
Era l’investimento perfetto.
Thérèse acquistò un altro appartamento a Parigi vicino all’Arco di Trionfo, e lo fece diventare il salotto più popolare dell’epoca da cui passavano politici, artisti e scrittori.
«Amorino, ti ho preso il giornale!»
«Ah bene, volevo leggere i fumetti.»
«Non un giornale, il giornale!»
Acquistarono un giornale politico, con cui lanciarono Frederic facendolo eleggere deputato.
Con parte dei soldi fondò la Rente Viagère de Paris, una società di investimenti, con i cui guadagni restituì parte dei prestiti, acquisendo affidabilità agli occhi degli investitori, a cui poteva quindi chiedere altri prestiti.
La sceneggiata fu portata avanti con tale serietà che ad un certo punto inscenò una vera causa con avvocati veri e una sentenza della Corte di cassazione.
Però se una delle due parti è inventata, che fai?
Una delega?
Nooo! Troppo facile, qui bisogna mantenere la spettacolarità alta!
Fece vestire i fratelli da americani, e gli fece fare un accento finto.
Tipo film di Totò.
Io me li immagino con i baffi finti ed il cappello da cowboy.
Dev’essere stata una scena così assurda che la gente si disse “o siamo tutti scemi e ci sta prendendo in giro, o sta succedendo veramente”.
È una delle persone più famose di tutta la Francia e provincia, è parente di un ministro e di un deputato.
Si è mai sentito dire che un politico sia disonesto?
È impossibile che stia mentendo!
Il tutto diventa ancora più ridicolo se pensate che fosse lei a pagare gli avvocati che le stavano facendo causa.
E quando dopo aver vinto in primo e secondo grado, si arrivò alla vittoria in Cassazione, non sapendo come fare per tirare ancora la corda, si inventò un litigio tra i nipoti e una nuova causa per ottenere l’eredità.
Gli unici ad avanzare qualche obiezione, nel 1883, furono i giornalisti di Le Matin, che vennero prontamente nuclearizzati dal ministro della giustizia e da tutta l’alta società.
Ogni singola mossa era servita a creare un muro di protezione fatto di apparenze e amicizie.
E tutto si reggeva su una cassaforte vuota!
E andò avanti per 20 anni!

Le trop c’est trop
La farsa collettiva durò finché finalmente, nel 1902, uno dei creditori si spazientì.
«Dove abitano questi nipoti? La risolviamo noi questa storia.»
«1302 Broadway!» rispose prontamente.
«Sarebbe la via? E la città qual è?»
«La città? New York?» aggiunse con un sorriso nervoso.
Bastò un telegramma per far crollare tutto.
Le Matin non perse un istante per vendicarsi.
«Amorino, fai le valigie.»
«Ah, e dove andiamo?»
«Lo decidiamo dopo, intanto pensa alle valigie, ma veloce.»
Partirono per la Spagna, dove continuarono a darsi alla bella vita nell’alta società.
«Vostro onore», fece l’avvocato di Therese, «state fraintendendo, non sono scappati! Se così fosse, si starebbero nascondendo!»
«Le apparenze non giocano a favore della sua assistita», rispose il giudice.
«Ha detto bene! Le apparenze, non i fatti! Non dimentichiamolo! Ma c’è un modo per eliminare ogni dubbio»
«Si spieghi»
«Apriamo la cassaforte!»
«Ho sentito uno strano brivido lungo la schiena», disse Thérèse esattamente in quel momento.
L’apertura della cassaforte divenne un evento a cui parteciparono migliaia di persone.
Il più grande equivoco o il più grande scandalo del secolo.
Venne aperta e non era vuota!
Non te lo aspettavi, vero?
Solo che invece del testamento trovarono un vecchio giornale, un bottone da pantaloni e una moneta italiana.
Si scatenò il delirio.
Giudici e poliziotti cominciarono a schiumare dalla rabbia.
«Amorino, sei sicuro che qui non ci succederà niente?»
«Tranquilla tesoro, sono un avvocato, so quello che dico.»
«Ok mi voglio fidare»
La Francia chiese l’estradizione, vennero arrestati immediatamente e rimpatriati.
«Ah già, l’estradizione, mi dimentico sempre qualcosa»

Les magistrats communistes
Thérèse era ormai di casa in tribunale, ma non le era ancora capitato di frequentarlo dalla parte della sbarra.
Alla fine vennero condannati a 5 anni di lavori forzati.
Che per quello che hanno combinato è quasi una pacca sulla spalla.
Quasi nessuno riuscì a recuperare i soldi, e non potete immaginare il motivo.
Innanzitutto perché molti creditori rinunciarono a sporgere denuncia temendo il ridicolo.
E poi perché Thérèse, man mano che perdeva credibilità, era costretta ad accettare tassi d’interesse dei prestiti sempre più alti.
Negli ultimi anni era arrivata ad accettare il 64%.
Che è oltre l’usura, è roba che anche la camorra si vergognerebbe di chiedere.
Quindi chi aveva prestato i soldi aveva commesso un reato a sua volta, e non poteva rivalersi su di lei!
Il risultato fu che molti finanzieri dell’epoca persero tutto e si suicidarono.
Che è una cosa brutta, però… Si… Strozzini… 64%… Cosa brutta comunque…
L’opinione pubblica, che era già appassionata a questa soap, invece reagì positivamente alla vicenda, godendo nel veder sbeffeggiate tutte le più alte e pompose cariche e istituzioni.
Si calcola che in totale riuscì a farsi prestare 100 milioni di franchi, che, riportati ai giorni nostri, equivalgono a circa 500 milioni di euro.
Io, al posto vostro, un pensierino su una cassaforte comincerei a farlo.

Matisse
Henri Matisse, proprio il pittore, all’epoca stava affrontando una grande crisi.
Lo stipendio da sarta di sua moglie Amélie non bastava da solo a mantenere la famiglia, e lui era costretto a fare piccoli lavoretti occasionali.
Di vendere un quadro non se ne parlava proprio.
Perché siamo passati da crime a educazione artistica?
La suocera di Matisse lavorava come governante presso la famiglia Humbert, e nella follia collettiva vennero accusati tutti di qualcosa.
Non importa cosa.
Il suocero venne arrestato, lo studio di Matisse venne perquisito, e vennero assaliti da una folla di vittime dei raggiri di Thérèse.
Perché se devi nascondere dei milioni, la cosa più logica è darli al genero spiantato di quella che ti piega le lenzuola.
Matisse aveva già iniziato un percorso pittorico che l’aveva posto in contrasto con le istituzioni artistiche tradizionali, ed il venire associato a questo scandalo lo rese un paria nell’ambiente.
Lui però non si arrese e utilizzò questo periodo di lockdown forzato per affinare il proprio linguaggio artistico, che sfociò finalmente nel fauvismo, rendendolo famoso e ricercato dai clienti e non più dai messi di tribunale.
«Non si può quindi dire che le azioni della mia cliente abbiano generato un’eccellenza che porta lustro all’intera nazione? Non è d’uopo tenerne conto nella stesura del vostro giudizio?» azzardò l’avvocato difensore degli Humbert.
«Arrestate anche lui», rispose il giudice.
La fin
Quando a 52 anni venne rilasciata, fece un respiro profondo e… e non si sa cosa successe dopo.
Alcuni ipotizzano che insieme al marito sia partita per gli Stati Uniti rifacendosi una vita li.
Probabilmente con parte della fortuna che era riuscita a nascondere.
Altri sono sicuri di averla incontrata ottantenne, ancora insieme al marito, ma ormai solo un’ombra di quello che era.
La prova sarebbe la foto del portone di un appartamento.
Non è una gran prova.
Nel 1939 uno dei suoi fratelli morì, e finalmente ereditò qualcosa per davvero.
Cosa c’è di vero
Vero e documentato
Famiglia contadina povera, sette figli.
Il padre Guillaume si spacciò per erede di una nobildonna mostrando pergamene false; si dichiarava alchimista e capace di controllare il meteo; girava nei campi durante i temporali con una bacchetta.
Il cambio di cognome da Daurignac a d’Aurignac è reale.
Il raggiro dei gioielli con le amiche è documentato.
Frédéric era cugino e figlio del sindaco di Tolosa, poi ministro della giustizia.
La storia del treno e Crawford è veramente finta, inventata da Therese.
La cassaforte sigillata da un notaio è reale.
I fratelli di Therese si travestirono da nipoti Crawford.
La Rente Viagère è reale.
Frédéric divenne deputato.
Il Le Matin pubblicò articoli scettici e venne zittito.
Arresti a Madrid, condanna a 5 anni.
La suocera di Matisse era la governante degli Humbert, il suocero venne arrestato, lo studio perquisito, la famiglia minacciata da folle.
Inventato o non documentato
Maurice Dubois e tutta la scena con i baffi sono invenzioni narrative.
I dialoghi “amorino/tesoro” sono invenzioni narrative.
L’avvocato che propone di aprire la cassaforte in tribunale è un’invenzione narrativa.
La moneta italiana nella cassaforte è presente solo in alcune fonti. Tutte concordano su un mattone, un giornale e una moneta. Alcune versioni dicono che fosse inglese.
Il dettaglio che Therese lavorasse come cameriera in casa Humbert è parzialmente confermato. Alcune fonti francesi dicono che fosse vicina di campagna e che conquistò Frédéric con le sue storie, non che fosse assunta come domestica.
I 10.000 presenti all’apertura della cassaforte probabilmente sono un numero inventato, ma sono presenti nelle cronache dell’epoca.