C’è chi considera gli statunitensi degli ubriaconi violenti pieni di birra scadente.
Continuando a leggere, non cambieranno idea.
Cleveland negli anni 70 è una fredda e fallimentare città industriale al confine con il Canada, in crisi occupazionale permanente, e così inquinata che ogni tanto il fiume prende fuoco.
Sul serio.
Ma c’è di peggio: la gente non andava più allo stadio a vedere i Cleveland Indians.
Le migliori menti dell’ambiente sportivo si riunirono per trovare una soluzione.
Teniamo conto che il bacino di riferimento era pur sempre gente che sniffava gli scarichi tossici delle fabbriche.
Brainstorming
«Tra una settimana ci sono i Rangers, se falliamo anche questo abbiamo chiuso. Ragazzi, dobbiamo inventarci qualcosa per attirare la gente! Doris, puoi distribuire le proiezioni di incasso?» disse il presidente della società Richard Thompson.
La segretaria iniziò a girare intorno al tavolo, poggiando dei fogli davanti a tutti i dirigenti.
Larry Smith era stato nominato dirigente appena un mese prima, in parte perché lo zio era uno degli sponsor della squadra.
Diciamolo, era un raccomandato di merda, ma per dignità ci teneva a dimostrare di valere qualcosa, e quella era l’occasione perfetta.
Rimuginava con lo sguardo perso nel vuoto, seguendo vagamente i movimenti della segretaria che passava da un socio all’altro.
Poi all’improvviso l’illuminazione.
«Sapete cosa attrae di più i tifosi? La f…» iniziò, interrompendosi dopo aver incrociato lo sguardo con Doris.
Lo stava fissando con gli occhi sgranati.
Tutti nella stanza guardarono prima lei e poi si spostarono su Larry facendogli segno di fermarsi.
Una mosca si bloccò a mezz’aria implorandolo con le zampette di non proseguire.
Doveva essere una mosca maschio.
Lui cominciò a sudare freddo.
«Si… Insomma… Dai… Lo sapete…»
La segretaria strinse le labbra in un’espressione di chi si sta trattenendo a fatica dal lanciare qualcosa di contundente.
«La birra! Ecco! Si si! Volevo dire la birra!»
Tutti tornarono a respirare.

All’epoca una birra costava 50 centesimi.
Loro l’avrebbero venduta a 10 centesimi.
Considerando che un biglietto per lo stadio costava pure 50 centesimi, ti bastava un dollaro per una partita e una sbronza assicurata.
Dopo aver scartato il nome “Cirrosi non ti temo”, venne scelto quello di “Ten cent beer night”.
«Ma la situazione non potrebbe degenerare?» fece un tipo stempiato seduto dall’altro lato del tavolo.
«Tranquillo, ho pensato a tutto: metteremo un limite di 6 birre.»
«A testa?»
«No. Ad acquisto.»
«Ahhh, mi pareva.»
Il derby
Cleveland Indians contro Texas Rangers era considerato un derby.
Una rivalità antica e potente come per Roma-Lazio, Milan-Inter, Pisa-Livorno, Palermo-Catania!
Tutte realtà vicine, che condividono storie più antiche delle squadre stesse.
Indians e Rangers invece erano agli antipodi, come se Sydney odiasse Faenza.
Non avevano niente in comune, ma si odiavano lo stesso.
Infatti, nel match di andata, c’erano già state scintille.
Uno dei giocatori dei Rangers sostenne davanti alla panchina avversaria la tesi secondo cui i teoremi di incompletezza di Gödel non sarebbero sufficienti a dimostrare che la matematica è sintetica a priori.
L’interbase degli Indians pensò in prima battuta di sbeffeggiarlo con il paradosso dell’eterologicità di Grelling.
Poi si ricordò di colpo di essere solo un giocatore di baseball.
Prese una mazza e gli si lanciò addosso.
Il resto della squadra lo seguì.
Vennero fermati da una raffica di hot dog.
Un lanciatore degli Indians, sapendo che le macchie di senape sono difficili da lavare via, si imbestialì tanto da saltare sugli spalti per prendere a pugni i tifosi.
Tutto considerato, fu una delle edizioni più tranquille del derby.

L’allenatore dei Rangers era Billy Martin, un incrocio tra Gattuso e Mazzone, ed estremamente più incazzoso.
Aveva un gravissimo problema di alcol, ma secondo lui il problema era che non ce ne fosse abbastanza.
Durante la sua carriera venne licenziato più volte.
In parte per il brutto carattere, in parte perché picchiava i tifosi e i giocatori.
Anche della propria squadra!
Una volta nell’hotel dove alloggiava venne celebrato un matrimonio, lui scese per chiedere di abbassare il volume del prete, e picchiò lo sposo.
Un giornalista, per precauzione, si presentò in sala stampa con un casco protettivo da rugby.
Insomma, aveva più difficoltà a gestire la rabbia di Grignani.
Però era anche di origini italo-americane, quindi lo tratteremo come un personaggio positivo, ed invece di sociopatico lo definiremo un po’ fumantino.
La settimana prima della partita, un giornalista ebbe l’ardire di chiedergli se avrebbe avuto il coraggio di entrare nello stadio di Cleveland senza un’armatura.
«Non mi servirà perché sono dei falliti e non riusciranno a portare abbastanza persone da dovermene preoccupare», rispose sicuro «e poi tutti mi amano, sono un personaggio positivo, non hai letto sopra?»
«Sì, positivo all’alcol test», mormorò il giornalista.
«Cosaaa?»
Hype hype! Urrà!
Gli abitanti di Cleveland non avevano una buona squadra, non avevano un lavoro, non avevano soldi, non avevano nemmeno più la salute se è per questo.
Però gli rimaneva tanta tanta frustrazione.
Era l’unica cosa rimasta facendo bene i conti.
Colsero l’occasione per indirizzarla contro i Rangers.
Per aizzare ulteriormente gli animi, un giornale stampò l’immagine della leggerissimamente razzista mascotte degli Indians con dei guantoni da boxe e la scritta “Siate preparati a tutto”.
Risultato: 25.000 spettatori incazzati.
10 volte più delle partite precedenti, e soprattutto il doppio di quelli previsti dagli organizzatori.
Un bel problema.
«Ci serve un camion della birra più grosso!» disse Larry.
«Bella questa frase, me la segno», mormorò Steven Spielberg, passando dalla sala vip per caso.
Fortuna però che i tifosi fossero arrivati già ubriachi di loro.
Partita
I Rangers passarono subito in vantaggio, ed in risposta il pubblico cominciò ad urlare come in un girone dell’inferno.
Per calmare gli animali… no, gli animi. Scusate, un lapsus comprensibile.
Dicevo, per calmare gli animi, una donna di mezza età e vistosamente alticcia invase il campo e corse in topless davanti ai tifosi degli Indians.
Poi cercò di baciare l’arbitro, che declinò non sentendosi dell’umore per la categoria cougar.
Venne fermata solo dopo, nessuno voleva perdersi quella scena.

La partita riprese ed i Rangers continuarono a mietere punti.
A quel punto, dal nulla un uomo nudo attraversò il campo correndo e si lanciò in una scivolata di pancia sulla seconda base.
Ora, com’è che tutta sta gente riusciva ad entrare in campo indisturbata?
E perché nudi?
No, sul serio. Sono al confine con il Canada, ad agosto di picco farà 25°, ed erano lontani da agosto.
Magari l’alcol li scaldava?
Ma soprattutto, sapevate che il materiale rossiccio dei campi da baseball è ghiaia?
E lui ci si era lanciato nudo.
Di pancia.

Intanto i dirigenti, rinchiusi nella luxury box in cima allo stadio, avevano smesso di guardare il tabellone ed erano concentrati sugli spalti.
Lì, dopo che un giocatore avversario era stato colpito per sbaglio, si erano messi ad urlare “colpiscilo più forte”.
E vedendo che la loro richiesta non veniva esaudita, avevano iniziato a smantellare lo stadio per ricavarne mazze improvvisate.
48 steward eroicamente tentarono di tenere a bada 25.000 scalmanati.
Una media di 520 scalmanati a steward.
Il presidente Thompson aprì la bocca per dire qualcosa, ma venne interrotto da un urlo proveniente dal corridoio.
«Pooorco!» e subito dopo un sonoro schiaffo.
Larry entrò in stanza subito dopo, massaggiandosi la guancia.
«Ehm… c’è stato un problema, la gente stava diventando violenta perché non riuscivamo a scaricare abbastanza velocemente la birra dai camion. Ma tranquilli, ci ho pensato io, ho fatto parcheggiare i camion a bordo campo».
Ora immaginate questa scena.
In mezzo un tavolino pieghevole di legno.
Da una parte una folla di alcolizzati violenti in crisi di astinenza.
Dall’altra un paio di ragazzini scartati da McDonald’s che vanno ripetendo “Per favore uno alla volta”.
Il tavolino venne lanciato via come un frisbee, i ragazzini si dileguarono, e la folla prese d’assalto i camion usando i fusti come boccali personali.
Una scena tra il Signore delle Mosche e Porky’s.
I ragazzini vennero ritrovati mesi dopo in un centro di recupero per reduci del Vietnam.
Intanto, sarà l’alcol, saranno le droghe, sarà l’atmosfera generale, ma i tifosi degli Indians cominciarono a lanciare sulla parte di campo degli avversari:
- birra, ovviamente
- petardi
- hot dog
- fumogeni
- batterie di quelle grosse
Il campo divenne istantaneamente una discarica.
Non nel senso che fosse semplicemente sporca, ma che diventò impossibile proseguire.
«Ci penso io, tranquilli, mando gli steward a pulire», intervenne Larry.
Il pubblico lasciato solo ricominciò a smantellare lo stadio per produrre armi.
«Hai altre brillanti idee?», chiese Thompson.

Nel frattempo, in campo, in quegli scampoli di tempo in cui era possibile giocare, e grazie alle molestie dei tifosi, gli Indians riuscirono in un recupero impossibile di 5 punti, arrivando al pareggio poco prima dell’ultimo inning.
Che in termini europei significa arrivare ai rigori e giocarsi tutto all’ultimo tiro.
Una sconfitta schiacciante avrebbe umiliato i tifosi, ma questo scenario li stava gasando al massimo.
Ad un certo punto un ragazzo entrò in campo, raggiunse il giocatore dei Rangers Jeff Burroughs, e gli fregò il cappello.
Ora, Jeff era un ottimo battitore, magari anche una brava persona, ma era grosso come un frigorifero, ed agile come una foca.
Tentò di rincorrere il ragazzo, non riuscendoci, tentò di dargli un calcio, ma cadde da solo.
Dalla panchina i Rangers videro solo la parte finale, con il povero Jeff che cade miseramente all’indietro, ed un ragazzo che si allontana correndo.
Billy Martin non aspettò un secondo.
Lanciò la bottiglia di birra, prese la mazza ed urlando «Ragazzi, andiamo e prendiamolo!» si lanciò alla carica come un William Wallace con tasso alcolemico fuori scala.
Il resto della squadra si armò e lo seguì.
Può sfuggire di mente, ma non è la Royal Rumble, è ancora una partita di baseball.
Arrivati da Jeff videro che non si era fatto niente.
«Che è successo?»
«Sono inciampato, Coach»
«Sei un coglione»
Finora abbiamo scherzato
Il controllo dello stadio era da un pezzo nelle mani del collettivo dei tifosi, e la partita si stava ancora svolgendo solo perché avevano intravisto una possibilità di vittoria.
Ma con la scena di una squadra che corre armata di mazze dietro ad un ragazzo, non ci videro più.
In fondo erano venuti alla partita per bere e menare le mani, ed avevano bevuto abbastanza.
I 200 tifosi che stazionavano in campo raccolsero le mazze, catene e coltelli fai da te, e corsero urlando verso i Rangers.
A questo punto successe l’impensabile.
Il manager degli Indians Ken Aspromonte, rendendosi conto che li avrebbero uccisi, prese anche lui una mazza ed ordinò alla squadra di farsi largo attraverso i propri tifosi per proteggere la vita dei Rangers.
Non era più una partita, adesso era un film con la cavalleria.
Trovarono gli avversari circondati, ed ancora interi solo perché menavano mazzate a tutto quello che si avvicinava, ed erano di poco più sobri dei tifosi.
La folla non risparmiò nessuno.
Prese a pugni e sediate tutti i giocatori, non importava più di quale squadra.
Neanche l’arbitro ne uscì indenne.

Aspetta.
Aspromonte?
È anche lui italo-americano? Ed è pure eroico? Possiamo essere orgogliosi? Quindi non dobbiamo più supportare quel sociopatico di Martin?
I Rangers vennero scortati negli spogliatoi, e vi si barricarono con tutto quello che avevano.
La leggenda metropolitana vuole che alcuni siano rimasti lì per anni, nascosti negli armadietti, cibandosi di gatorade e avanzi di hotdog.
Spariti i giocatori, i tifosi continuarono a picchiarsi tra di loro.
Un giornalista tentò di intervistare qualcuno, ma venne preso a pugni pure lui.
Qualcuno si fregò tutte le basi.
La folla invase ogni angolo.
Peggio ancora, molti erano nudi.
Raggiunsero anche la luxury box dove tutti i dirigenti si erano rifugiati, nascondendosi dietro le sedie girevoli.
La pesante porta sobbalzava ad ogni colpo della folla inferocita. Per il momento resisteva, ma dava l’idea di stare per cedere.
Qualcuno doveva fare qualcosa.
Larry si alzò, prese la spillatrice e si piazzò di fronte all’ingresso, in posizione di attesa, pronto a resistere alla marea umana.
In quel momento Doris gli si gettò in ginocchio piangente aggrappandosi alla sua gamba.
«Ti prego, salvami, sarò tua!» singhiozzò.
Lui con un gesto la allontanò.
«Spostati»
In quel momento la serratura cedette, e la porta esplose verso l’interno, riversando una massa umana desiderosa di violenza.
E lui gliela servì.
Li spillò tutti, non se ne salvò nessuno.
Alla fine salì sulla montagna di corpi e guardò gli altri dirigenti ancora nascosti e tremanti.
Quel momento era la sua vittoria.
O almeno questo è quello che racconta Larry da anni nei bar se gli offrite da bere.
Non c’è traccia di questo episodio da nessuna parte.
Però dai, comunque una bella storia.
Dopo sbornia
Tornando alla realtà, l’arbitro finalmente decise che la partita non poteva proseguire.
Aveva bisogno dei suoi tempi, ma alla fine le cose le capiva.
Dichiarò la vittoria a tavolino per i Rangers.
Non sapendo come far capire alla gente di tornare a casa, suonarono con l’organo il tipico motivetto di fine partita, ma nessuno se ne accorse per quando erano andati.
Alla fine, colpo di genio probabilmente non di Larry, chiamarono la polizia, che intervenne con l’unità SWAT.
A questo punto c’erano da un lato poliziotti con scudi, manganelli e tenuta antisommossa, e dall’altra parte migliaia di ubriachi armati con mazze.
Grazie anche alla cornice dello stadio, diventò una scena degna dei migliori combattimenti al Colosseo.
Il bilancio finale fu impietoso.
Birre vendute 65.000, a 10 centesimi l’una fa 6.500 dollari.
Tifosi paganti 25.000, per 50 centesimi a biglietto fa 12.500 dollari di incasso.
Totale incassato quella notte: 19.000 dollari.
Danni subiti allo stadio: incalcolabili.
Col senno di poi, furono evidenti a tutti gli errori commessi, e solo gli idioti non imparano da essi.
Infatti dopo un mese ripeterono l’iniziativa.
La Ten Cent Beer Night è successa davvero?
Sì, tutta. Il 4 giugno 1974 i Cleveland Indians ospitarono i Texas Rangers vendendo birra a 10 centesimi al bicchiere, e la serata finì in una rissa di massa con l’intervento della polizia.
Reali: i circa 25.000 spettatori (il doppio del previsto), la rissa nella partita d’andata ad Arlington che aveva acceso l’astio, Billy Martin che prima del match disse davvero che Cleveland “non aveva abbastanza tifosi di cui preoccuparsi”, gli streaker a ripetizione, la donna che invade il campo, i lanci di birra, petardi e batterie.
Reale anche il finale: gli Indians rimontano fino al 5-5, un ragazzo strappa il cappello a Jeff Burroughs, Martin guida i Rangers in campo con le mazze, e il manager degli Indians Ken Aspromonte manda i suoi giocatori a difendere gli avversari dalla folla. L’arbitro Nestor Chylak assegna il forfait ai Rangers, registrato 9-0. Nove arresti, le basi rubate e mai restituite, nessun morto.
E sì: rifecero la promozione più avanti nella stagione.
Larry, Doris, il presidente Thompson e la scena della spillatrice sono invenzioni. La lite filosofica su Gödel nella partita d’andata pure: la rissa vera fu una rissa e basta.