Le possessioni di Loudun

jeanne des anges

È il 21 settembre 1632.
Nel silenzio della sua cella, suor Jeanne si sveglia di colpo.
Ai piedi del letto c’è una figura.
Il vecchio confessore, morto pochi mesi prima. 

Quello che sembra un episodio isolato finirà per travolgere l’intero convento delle Orsoline di Loudun, nel cuore della Francia.

A prima vista sembra una semplice storia di fantasmi.

In realtà è la storia di un prete narcisista, una suora instabile, un cardinale spietato e un convento che era praticamente un esperimento sociale andato malissimo.

rogo urbain grandier

📜 Le possessioni di Loudun: una storia vera di deliri, suore e torture in cinque puntate.

1 – Le possessioni di Loudun <- sei qui
2 – Lo stregone di Loudun
3 – I processi di Loudun
4 – I demoni di Loudun
5 – I roghi di Loudun

Il bello

Urbain Grandier era un curato a Loudun.
Il curato è il sacerdote che si prende cura delle anime della propria parrocchia.
E chi l’ha detto che il metodo migliore per farlo non fosse quello di sedurre le giovani donne?
«Dio ci ha dato il creato per amarlo, le donne fanno parte del creato, io amo le donne, dov’è il problema?»

Qualche hater, nello specifico mariti e padri, obiettò facendolo arrestare, condannare ed espellere dalla città.
Ma il fandom, di cui il vescovo di Bordeaux era presidente, era troppo potente, e riuscirono a farlo tornare.
La sua arroganza crebbe insieme al suo harem, fino ad opporsi agli ordini diretti del re.

Interpretò il concetto di “mettere la testa a posto” sposando l’amante ufficiale, in una cerimonia segreta in cui lui era sia lo sposo che il sacerdote.

Da narcisista tossico qual era, poco dopo sedusse anche Philippe Trincant, la figlia adolescente del procuratore, mettendola incinta.
Quando gli chiesero di sposarla e prendersi la responsabilità, rispose:
«Ah no guarda sono un prete, non posso farlo. E poi sono già sposato.»

La stramba

Jeanne des Anges, cioè “degli angeli”, non era una predestinata.
Il suo cognome prima di venire sbattuta in convento di clausura era “de Belcier”, ma le venne cambiato per farle capire che non avrebbe potuto contare sulla famiglia per uscire da lì.

Era così carogna che, in pochi anni di zelo, delazioni e umiltà strategicamente esibita, venne nominata madre superiora del convento.

Jeanne non aveva mai incontrato Grandier di persona, essendo chiusa a vita in convento, praticamente non aveva incontrato più nessuno.

Ciò nonostante, aveva sviluppato un’ossessione erotica per lui dopo aver sentito parlare delle sue avventure amatorie.
Fece di tutto per farlo diventare confessore del convento. Grandier, che aveva molti difetti ma non era completamente stupido, declinò l’offerta e mandò un mazzo di rose.
Jeanne non la prese benissimo. Quando fallì, la sua mente instabile crollò, e lei sbroccò del tutto.

Jeanne des Anges

Il puzzone

Il cardinale Armand-Jean du Plessis de Richelieu.

Sì, proprio quel cardinale Richelieu che poi verrà usato come cattivone cinico e spietato nel romanzo I tre moschettieri.
Ma la controparte letteraria era molto edulcorata rispetto all’originale.

Fin da bambino sentì la vocazione alla ricchezza, al potere e alle donne, e il modo più veloce per raggiungerle era attraverso le gerarchie ecclesiastiche.

Come un Rasputin con le buone maniere, corruppe, incriminò, uccise, fino a diventare l’uomo più importante in Francia.
Quello capace di manipolare il re per ottenere tutto ciò che desiderava.

In questo contesto, gli unici a poterglisi opporre erano gli altri nobili, e così decise di risolvere il problema alla radice, togliendogli il potere e facendo demolire tutti i castelli “che avrebbero potuto resistere all’esercito reale”.

L’unico ad avere l’arroganza di resistergli fu Grandier, che in uno slancio suicida decise pure di sbeffeggiarlo pubblicamente.

Per Richelieu era un avversario, e gli avversari prima si neutralizzano, e poi si eliminano.
Se c’è tempo si torturano anche, ma prima il dovere, poi il piacere.

«Mi dicono che questo Grandier faccia lo spavaldo perché ha molti santi in paradiso. Penso sia arrivato il momento di farglieli incontrare.»

Il convento 

Il convento era stato fondato solo qualche anno prima, ufficialmente per rafforzare la fede cattolica in un territorio fortemente protestante.
Non è ben chiaro come dovesse funzionare, dato che nessuno poteva vedere e sentire le suore.

In realtà era un sistema per permettere alle famiglie nobiliari di sbarazzarsi in maniera non cruenta delle figlie a cui non volevano pagare una dote per il matrimonio.
Già all’epoca i servizi fotografici costavano uno sproposito, quindi una figlia sposata era più che sufficiente; le altre erano doppioni.

Ed era anche un elemento di prestigio.
«La nostra famiglia può vantare ben 2 suore!»
«La mia 3! Gne gne gne gneeeeeee!»

Venivano rinchiuse giovanissime, senza poter vedere nessuno, in un ambiente basato su punizioni corporali e sensi di colpa.
A vita.
Era come essere condannati all’ergastolo in cella di isolamento, ma in più dovevi svegliarti ogni giorno alle 5 per i vespri.

In questo laboratorio per la sociopatia le suore affrontavano la pubertà, venendo colpevolizzate e punite giorno dopo giorno perché i loro istinti legittimi non erano compatibili con il concetto di “vita intera di sofferenza”.

Era una notte buia e tempestosa

Quell’inverno era arrivato presto a Loudun.
Alla sera la nebbia saliva fitta, e la gente si rintanava in casa accanto al camino.
C’era tensione nell’aria per via dell’ultima carestia e degli scontri religiosi.

Per non parlare della caccia alle streghe.
Non in senso figurato.

Laubardemont, il commissario inviato da Richelieu, ne aveva già fatte giustiziare 120, guadagnandosi anche un premio di produzione.

Tutto questo sarebbe già sufficiente a spiegare perché nessuno a Loudun dormisse sonni tranquilli.
Ma quella notte suor Jeanne aveva un motivo in più.

Quando aprì gli occhi, non era sola.
Ai piedi del letto c’era qualcuno.

Trasalì.

Poi si accorse che la figura nell’ombra non era aggressiva, anzi sembrava piangere.
Socchiuse gli occhi per distinguere qualcosa, in quel momento la luna fece capolino tra le nuvole e lo riconobbe.

Era Mignon, il vecchio confessore del convento.

«Cosa… Cosa ci fai qui? Cosa vuoi da me?»
«Jeanne! Tu mi hai sostituito!»
«E certo che ti ho sostituito! Sei morto da 2 mesi! Che dovevo fare?»
«Non è questo il punto»
«Beh… Direi di sì…»
«Mi hai sostituito nel tuo cuore!»
«Cosa? No!»
«Adesso nel tuo cuore c’è solo Grandier! Il peccato!»
«Nooo! Nooooooooooooooo!»

L’intero convento si mise in allarme per le urla.
Nella stanza accanto, suor Claudine, la maestra delle novizie, accese una candela e scambiò uno sguardo preoccupato con le altre suore.

«Che è stato?»
«Sembrava la madre superiora»

Sotto la pressione degli sguardi delle sottoposte cercò di darsi un contegno. Poi ritrovata l’usuale severità, ordinò:
«Io vado a vedere che è successo, voi restate qui»

«Speriamo che sia morta…» fece una voce dal fondo della stanza.
«Suor Marie! Ma che state dicendo?»
«È così, madre. Prego sempre il Signore per questo, ma tanto poi mi confesso.»
«Suor Marie! Questa è blasfemia! Tieni», le porse una paletta di legno molto consumata «comincia a sculacciarti da sola, poi quando torno riprendo io.»

Le altre suore guardarono suor Marie con invidia, mentre iniziava la penitenza.

Quando suor Claudine entrò nella stanza di Jeanne la trovò seduta nel letto irrigidita e con gli occhi spalancati.

«Lì», disse con un filo di voce.
«Lì? Dove?» mosse la candela cercando un gatto o un pipistrello.

«Lì», ripeté, e muovendo a fatica il braccio indicò dietro le spalle di suor Claudine.
Lei in risposta si lanciò dentro la stanza emettendo un urlo stridulo.

«Cosa? Cosa c’è?»
«Mignon»
«Non è il momento di pensare ai pasticcini!»
«Padre Mathurin Mignon! Idiota!»

La raffica di rabbia la fece rinsavire di colpo.

«Era proprio lì dietro di te! Mi ha parlato!»
«È… È impossibile. È morto.»
«Pensi che non lo sappia? Era lì! Era il suo fantasma!»

«Sì, è vero, l’ho visto anche io!»
«Anche io!»
«Anche noi!»
«Era come un’ombra!»
«Io ho sentito una brezza sulla guancia!»
«Io un brivido!»

All’esterno della stanza si erano raccolte le suore del convento.

«Sorelle! Vi avevo detto di rimanere a letto!»
«Ma avevamo paura…»
«E dov’è suor Marie?»
«Sta continuando con la penitenza»
«Bene!»

Un silenzio.

«Non è che potrebbe punire anche noi?…»

Chi chiamerai?

Quella notte nessuno riuscì a dormire.
Il giorno dopo Jeanne era di umore peggiore del solito.

Aveva la sensazione continua che qualcosa si nascondesse ai margini della vista, sparendo ogni volta che si voltava per sorprenderlo.

«Madre superiora?»
«Aaaaaaaaaargh!» si girò di colpo lanciando il rosario che teneva in mano.
Colpì una suora in pieno volto.

Si portò istintivamente una mano sul cuore temendo che potesse saltare via.
«Che cosa vuoi!», poi riprendendo il controllo ringhiò «Da domani tu fai il servizio alle latrine»
«Io… È che suor Nicole…»
«Parla!»

Strinse il rosario, e guardandosi intorno impaurita riuscì a dire:
«Anche suor Nicole! Ha visto padre Mignon!»
E chiuse gli occhi aspettandosi che succedesse qualcosa.

«Ah! Andiamo bene…»
Fece Jeanne riprendendosi il rosario con un gesto secco.

Nei giorni successivi le apparizioni si moltiplicarono, ed ogni suora giurò di averne vista una.
La notte in particolare.
In ogni ombra, in ogni scricchiolio si nascondeva Mignon, o uno spirito.

Dal secondo giorno le suore si rifiutarono di muoversi da sole e passavano la maggior parte del tempo nella cappella.

La quinta notte una suora disse di essere stata toccata da qualcosa sulla nuca, e nelle notti successive una ad una giurarono di essere state sfiorate sulle braccia o sulla schiena.

Gli spiriti stavano diventando sempre più sfacciati.

suore loudun


Quando il nuovo confessore entrò nel convento trovò un’aria innaturale.
Più del solito.
Non c’era nessuno in giro. C’era solo silenzio.

Seguì il corridoio verso la cappella.
Quando stava per bussare, la porta si aprì di colpo e una mano gli afferrò il polso trascinandolo dentro.

«Vi prego non fatemi niente! Sono solo un prete! Vi…»
«Padre, non mi faccia perdere la pazienza anche lei!»

Il sacerdote aprì lentamente gli occhi.

Le suore erano tutte lì, lo fissavano, ma sembravano strane.
Molto più del solito.

Erano disordinate, avevano occhiaie profonde ed espressioni sconvolte.
La cappella era piena di candele, ed i banchi erano stati disposti a cerchio ai piedi del crocifisso.

«Ma che sta succedendo?»
«Siediti che ti dobbiamo parlare»
«Non ho fatto niente…» piagnucolò.

Ascoltò il racconto degli ultimi giorni senza mai smettere di fare il segno della croce.
«Vi prego, basta così, sono solo un prete»
«Sì, sì, l’abbiamo capito», lo interruppe Jeanne esasperata.
«Però… però so a chi rivolgermi»

L’esorcharles

La carrozza dell’esorcista arrivò al convento, e scesero due uomini.
Il più elegante era austero, magro, viso affilato, baffi sottili, cappello a punta e guanti viola.
L’altro sembrava un ragazzo.
Seguì l’uomo all’interno trasportando una pesante valigia di legno.

martin


Le suore, vedendo questa scena da una feritoia, furono prese da una strana euforia causata dalla novità.
«Due uomini!»
«Nel convento!»
«Uomini!»
«Sono qui per noi?»
«Potrò incontrarli?»

L’esorcista Charles Martin aveva raggiunto la cella privata di Jeanne.
Ad aspettarlo c’era anche il confessore.

«Ecco, vede, monsignor Martin, come le avevo detto…», iniziò il confessore.
«Silenzio!» lo zittì l’esorcista.
«Io…»
«Ho detto silenzio!», poi rivolgendosi a Jeanne, «Conosco già la storia, ma voglio sentirla da voi. Mi racconti tutto dall’inizio»
Fece un gesto con la testa verso l’aiutante, che si preparò a trascrivere il resoconto.

«Vede… È cominciato tutto con lo spirito del confessore Mignon che…»
«Aspetti, ha detto Mignon? Sta parlando di lui?»
Indicò il confessore.
«Sì… no… ecco…»
«Sì o no? È il vostro confessore?»
«Sì però…»
«E non si chiama Mignon?»
«Sì sì ma…»
E rivolgendosi al prete.
«E come hai fatto a manifestarti in forma di spirito? Parla demonio, te lo ordino in nome di Dio!»

Il prete era impallidito e stava sudando freddo.
Alzò la mano e tentò di dire qualcosa, ma la voce gli si bloccò in gola uscendo a scatti.
«Po… Posso parlare?»
«Te lo ordino demonio!»
«È che mi chiamo Mignon, ma anche l’altro confessore si chiamava Mignon, sa…»
«Non so niente! Quindi quanti Mignon?»
«Due»
«Mignon Mignon?»
«No… vede… io mi chiamo Jean Mignon e il mio predecessore era Mathurin Mignon…»
Fece un gesto con la mano all’assistente per fermare la trascrizione.

«Siete parenti?»
«Noooooo», rispose d’istinto sentendosi accusato.
Martin gli lanciò uno sguardo carico di rabbia.
«Sì! No! Nooon ci somigliamo, volevo dire, ma è mio zio»

«È apparso anche a te?»
«Eh? Cosa?»
«Tuo zio ti è mai apparso come spirito?»
«Noooooooo! Giuro!»
«E perché?»
«Boh non lo so… era così anche da vivo… noi lo invitavamo ma lui nemmeno rispondeva. Pensi che per il matrimonio di mia sorella, che è anche sua nipote…»
«Sta zitto!»

Jeanne sospirò.
«Fa questo effetto anche a me, lo zio però non era così»

«Suor Jeanne, andiamo al sodo, questi spiriti sono benigni o maligni?»
«Beh ecco vede… non hanno fatto del male a nessuno, però… però la notte mi parlano…»
«E cosa le dicono?»
«Cercano di corrompere la mia anima!» Il tono diventava progressivamente più agitato: «Mi sussurrano pensieri peccaminosi!»
«Peccaminosi?»
«Sì!», aveva chiuso gli occhi e con la mano aveva cominciato a stringersi la gola, «Sì! Peccaminosi! Pensieri sugli uomini! Quiiiiii! Mi tocca tra le gambe! Nella mia cellaaaa!»

«Ma chi? Mio zio?» fece Mignon allibito.
«Ti pare? Sarà un altro spirito!», ipotizzò Martin e poi sovrappensiero, «Imbecille!»

Dal corridoio arrivò un sussurro soffocato, seguito da qualche risolino.
«Uomini!»
«Peccaminosi!»
«Nel convento!»
«La toccano!»

Mignon impallidì.
«Signore, proteggimi! Sento anch’io le voci!»

Martin si scosse, guardò la suora che gemeva, il prete in ginocchio che pregava, e poi raggiungendo a grandi passi la porta la aprì e due novizie caddero all’interno della stanza.

Jeanne si ricompose all’istante.
«Che ci fate qui? Stavate spiando? Vi ho detto di aspettare nel dormitorio!»

Mentre si alzavano, sorrisero al giovane assistente, che ricambiò.

«Un momento», disse Martin, «tra di voi c’è la seconda ad aver visto lo spirito? Come si chiamava? Suor Nicole?»
«No, monsignore, è nel dormitorio»
«Ah beh, più tardi voglio parlare anche con lei, voi intanto fatemi la grazia di sparire!»

Richiudendo la porta alle spalle disse:
«Eh eh, donne…»
E fece un occhiolino all’assistente.
L’assistente sorrise ancora complice.

Poi Martin si voltò verso Mignon.
Il prete aveva un’espressione tesa e stava indicando qualcosa alla propria destra.
Martin seguì la direzione del dito.
Incontrò lo sguardo irritato di Jeanne.

«Ehm.»
Un altro colpo di tosse.
«Ehm ehm.»
Si stirò l’abito con entrambe le mani.

«Come stavo dicendo… Le vostre novizie sono troppo indisciplinate, dovrebbe punirle di più.»
«E lo faccio! Abbiamo introdotto anche lo spalettamento, ma non è stato sufficiente, anzi sembra che lo facciano apposta»
«Spalettamento?»

«Scusate?» tentò di inserirsi Mignon.

«Sì, le facciamo mettere a terra a 4 zampe, come le bestie che sono»

«Scusate? Mi…»

«Poi la vicaria passa con una paletta di legno e comincia a percuoterle sul posteriore»
«Ma il cilicio non va più di moda?»

«Scusate? Io sul serio…»

«No, quello lo facciamo pure, ma le punizioni corporali in pubblico sono uno strumento educativo, specie per le novizie»
«Interessante»
L’assistente prendeva appunti con una dedizione che fino a quel momento non aveva dimostrato.

«A seconda dei casi le spogliamo, le leghiamo braccia e piedi, le imbavagliamo e le appendiamo e le lasciamo penzolare così che il male possa colare via»
«Interessante», commentarono all’unisono l’esorcista e il suo aiutante.
Per la prima volta da quando erano arrivati, sembravano sinceramente interessati al loro lavoro.
«E… si potrebbe presenziare a una di queste? A scopo didattico intendo»
L’assistente annuì vigorosamente.

«Scusateeeee?»

«Che c’è imbecille! Stiamo parlando! La sorella mi stava…» si accorse di avere la bocca asciutta per averla tenuta aperta senza accorgersene, «Mi stava illustrando un metodo educativo…»
«È che sento delle urla»
«Eh? Cosa? Urla?»

Si zittirono per ascoltare meglio.

«È vero!»
«Viene dal dormitorio! Lo spirito! È tornato!» urlò Jeanne arrossendo nuovamente.
«Un fa-fa-fantasma!» urlò terrorizzato Mignon saltando in braccio all’assistente.

L’esorcista Martin invece non urlò.
Si lanciò verso il dormitorio.
Un fantasma era forse la cosa più normale in quel convento.

Gli altri lo seguirono come in un episodio di Scooby-Doo. 

Man mano che si avvicinavano al dormitorio, le urla diventavano sempre più forti e bestiali.
La scena che li accolse era pura follia.
Tutte le suore erano salite sui letti e saltavano urlando, rivolte verso il centro della stanza.
Lì, a terra, c’era suor Nicole.
Si contorceva con la testa rivolta all’indietro in una posizione innaturale.
Aveva una mano tra le gambe e l’altra sulla bocca come a tentare di zittirsi, ma si riusciva ancora a capire tra un mugolio e l’altro «Lo spirito! Mi tocca! I miei pensieri! Signore!»

possessioni


«Signore, proteggici», balbettò Martin.
In quel momento le suore si resero conto della sua presenza e si zittirono di colpo voltandosi verso di lui.
Immobili.
Avevano le pupille dilatate.

L’assistente fece un passo indietro.

Il silenzio durò un’infinità, poi all’improvviso, come se si fossero date un segnale, ripresero ad urlare e avvicinarsi all’esorcista.

«Padre! Padre! Interrogatemi!»
Una si mise in ginocchio.
«No! Prima me! Lo spirito è entrato in me!»
«Punitemi!» urlò una terza.
«I miei peccati sono più gravi!»
«Interrogate me!»
«Punitemi!»
«Me!»
«Me!»
«Me!»
Una arrivò ad aggrapparsi alla sua manica, e poi svenne.

Guardandosi alle spalle, Martin si rese conto di essere rimasto l’unico nella stanza, fece un balzo indietro, chiuse la porta, e la tenne bloccata spingendo con la schiena.

Si fece nuovamente il segno della croce.
«Qui io non basto.»
Deglutì.

«Ci serve un esorcista più grosso! Chiamate padre Barre

Mignon e l’assistente accorsero a puntellare la porta con tutto il peso.
«Spingi!»
«Non fatele uscire!»
«Scappate stolti! È me che vogliono!»

Jeanne si mosse verso una finestra, lontana da quel caos.
Si abbracciò forte.
«Un altro uomo…»

Sorrise.

E per la prima volta da giorni sembrò sinceramente felice.


Continua in Lo stregone di Loudun, dove scopriamo che per accusare un uomo di stregoneria serve un processo.
O almeno qualcosa che gli somigli.


Cosa c’è di vero

L’apparizione è documentata, data compresa: la notte del 21 settembre 1632 Jeanne e altre due suore videro davvero il fantasma del confessore morto poche settimane prima.

I fenomeni successivi sono nei verbali ecclesiastici: voci notturne, colpi da mani invisibili, risate incontrollabili, suore sfiorate nel sonno. A Jeanne apparvero perfino tre spine di biancospino insanguinate nel palmo.

Con i mezzi dell’epoca fu interpretata come possessione, mentre oggi è considerata un caso di isteria di massa: per donne rinchiuse a vita, la possessione era l’unico modo socialmente accettabile di dare sfogo a una sessualità repressa.
Da possedute potevano dire e fare l’indicibile.
La colpa, per definizione, era del demonio.

L’ossessione di Jeanne per Grandier è certificata da lei stessa, nella sua autobiografia: “Quando non lo vedevo, bruciavo d’amore per lui.”

Grandier declinò davvero l’incarico di confessore del convento, ed inviò un bouquet di rose.
Durante gli esorcismi, un demonio dichiarò sotto giuramento che il diavolo era entrato nelle suore attraverso un bouquet di rose muschiate lasciato su un gradino del dormitorio.

La figlia del procuratore sedotta e messa incinta, il matrimonio segreto in cui Grandier fece sia da sposo che da sacerdote, il trattato contro il celibato: tutto documentato.

L’esorcista Charles Martin è inventato.
È il condensato di diversi esorcisti che si alternarono senza successo per mesi.
Mignon e Barre sono esistiti realmente e fanno parte della schiera di esorcisti che si cimentarono nell’impresa.
Quindi sì: l’esorcista era il nipote del fantasma.

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